Massimiliano Fiorucci, pedagogista e rettore dell’Università degli Studi Roma Tre, ha espresso preoccupazione per la violenza crescente nelle scuole, attribuendola a decenni di delegittimazione della classe insegnanti. L’esperto ha sottolineato come la progressiva perdita di autorevolezza e riconoscimento sociale degli insegnanti abbia trasformato la scuola in un ambiente di scontri individuali, anziché un luogo di crescita collettiva. Fiorucci ha anche criticato le nuove linee guida per l’istruzione, sostenendo che mettano troppo enfasi sul talento individuale e sul merito, a scapito della giustizia sociale e dell’inclusione.
Secondo Fiorucci, la delegittimazione del ruolo degli insegnanti ha avuto origine da una fase storica in cui l’incapacità e l’ignoranza sono state celebrate, anziché combattute. Questo ha portato a una cultura della performance, in cui il risultato è visto come più importante del processo di apprendimento. «Dopo anni di elogio dell’incompetenza, si è delegittimato il valore sociale degli insegnanti», ha affermato il rettore. L’esperto ha anche sottolineato come il basso riconoscimento economico delle professioni docenti abbia ulteriormente indebolito la posizione degli insegnanti, rendendoli sempre più marginalizzati.
La scuola non deve essere un luogo di competizione, ma di crescita collettiva.
Fiorucci ha anche menzionato l’importanza di una scuola aperta e inclusiva, in grado di promuovere una cittadinanza globale. «La nostra scuola è sempre stata aperta, inclusiva e moderna», ha ricordato Fiorucci, sottolineando come la tradizione italiana abbia sempre valorizzato l’intercultura e il dialogo tra culture diverse. Tuttavia, le nuove indicazioni sembrano andare in direzione opposta, con un’attenzione limitata alle competenze interculturali e una scarsa integrazione delle tematiche di dialogo e confronto.
Fiorucci ha criticato le nuove linee guida per la scuola, sostenendo che promuovano un modello assimilazionista e eurocentrico. «Si afferma un modello di scuola trasmissiva, autoritario e poco orientato all’apprendimento trasformativo», ha detto. L’esperto ha anche sottolineato come l’attenzione alla Storia dell’Occidente, con l’affermazione che «solo l’Occidente conosce la Storia», sia un’interpretazione identitaria e essenzialista. «Questo non predispone al dialogo, ma allo scontro», ha aggiunto Fiorucci, sottolineando come tale visione non riconosca il valore delle altre culture e delle loro interazioni con la nostra.
La scuola deve promuovere una visione globale e inclusiva, non una narrazione identitaria.
Fiorucci ha anche parlato dell’importanza dell’educazione affettiva e del ruolo della scuola nel promuovere una società più giusta e inclusiva. «La scuola deve in primo luogo cercare di mettere tutti nelle stesse condizioni», ha sottolineato, sottolineando come la discriminazione positiva possa aiutare a superare le disuguaglianze. L’esperto ha anche espresso preoccupazione per l’introduzione del latino come materia facoltativa, temendo che possa diventare una questione di classe sociale, con i più svantaggiati che ne saranno esclusi. Concludendo, Fiorucci ha ribadito l’importanza di una scuola che promuova il dialogo, il pensiero critico e l’emancipazione. «La scuola deve essere un luogo di libertà e di crescita collettiva», ha detto, sottolineando come la delegittimazione della classe insegnanti e la mancanza di una visione globale possano portare a conseguenze gravi, come la violenza e la marginalizzazione dei più deboli.
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