L’Italia continua a mantenere una presenza militare in Arabia Saudita, nonostante i rischi crescenti legati ai colpi degli Houthi, miliziani filo-iraniani che hanno già danneggiato un Eurofighter F-2000 dell’aeronautica italiana. La missione Inherent Resolve è al centro dell’attenzione, con il rischio di coinvolgimento diretto in un conflitto che vede il regno saudita schierato a fianco del governo yemenita. L’analista Bernard E. Selwan El Khoury ha sottolineato che le dichiarazioni degli Houthi mirano a rompere l’allineamento dell’Italia con Riad, evitando un coinvolgimento pericoloso del Paese europeo.
La presenza italiana e i rischi
La missione italiana in Arabia Saudita, iniziata a marzo in seguito alla crisi tra Stati Uniti e Iran, è stata riposizionata per garantire maggiore sicurezza. Il ministro Guido Crosetto ha espresso l’intenzione di migliorare la protezione della missione, ma i rischi restano elevati. Gli Houthi, che controllano lo stretto di Bab el Mandeb, hanno colpito diversi target, tra cui la base di Taif, mettendo in pericolo i soldati italiani. Non si può lasciare l’area, ha sottolineato un esperto, ma la situazione richiede una maggiore attenzione.
La diplomazia e le relazioni internazionali
Nonostante i rischi, l’Italia non ha abbandonato la collaborazione con l’Arabia Saudita. Gli Stati Uniti, pur non avendo abbandonato l’aiuto militare, hanno ridotto l’impegno, preferendo concentrarsi sulle elezioni di mid-term. L’analista El Khoury ha spiegato che l’Europa dovrebbe essere più attiva nella diplomazia per trovare soluzioni al conflitto. L’UE, attraverso la missione navale Aspides, potrebbe rafforzare la sicurezza nei trasporti marittimi, un settore cruciale per l’economia europea. La tensione nel Medio Oriente rimane alta, con gli Houthi che giocano la loro partita su due fronti: il Yemen e l’area saudita. L’Arabia Saudita, pur rimanendo una potenza stabile, ha cercato di ridurre la dipendenza dall’appoggio militare USA, stringendo accordi con la Turchia e il Pakistan. Tuttavia, la crisi dei due stretti di Hormuz e Bab el Mandeb ha portato a un aumento dei costi per l’Europa, con un incremento delle spese di viaggio e di assicurazione, nonostante non ci sia un embargo.
Le conseguenze economiche e le prospettive
Le conseguenze economiche della crisi sono inevitabili, anche per l’Italia. L’UE non resterà a secco di petrolio, ma i prezzi sono destinati a salire. L’analista ha sottolineato che l’Italia deve continuare a monitorare la situazione e a lavorare per garantire la sicurezza delle sue missioni. La diplomazia, in particolare, potrebbe giocare un ruolo chiave nel trovare un equilibrio tra le diverse parti in gioco.



