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domenica 20 Settembre 2026

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L’Anpi di Lecco condanna la “ronda” per la remigrazione: “No alla giustizia fai da te”

L’Anpi di Lecco condanna iniziative di “ronda” per la remigrazione, sottolineando il rispetto della legge e la difesa della convivenza civile.

L’Anpi provinciale di Lecco ha espresso un netto condannato nei confronti della “ronda” organizzata martedì 15 settembre da esponenti del movimento CasaPound e dal comitato “Remigrazione”. L’associazione, che rappresenta i partigiani e la memoria della Resistenza, ha sottolineato l’importanza della giustizia istituzionale e della convivenza civile, rifiutando l’idea di una “giustizia fai da te” che potrebbe portare alla violenza e alla discriminazione.

La “ronda” come tentativo di imbarbarire la convivenza civile

Secondo la nota diffusa dall’Anpi Lecco, un gruppo di circa una decina di persone, vestite di nero, ha attraversato il centro della città rivendicando di garantire la sicurezza e contrastare il degrado. L’associazione ha però espresso un forte dissenso, sottolineando che le istituzioni statali, come la Polizia e la Prefettura, sono già in grado di svolgere i loro compiti senza l’aiuto di gruppi non autorizzati. “Anche nei momenti più difficili di conflitto sociale le istituzioni statali preposte all’ordine pubblico hanno saputo svolgere i loro compiti senza lo pseudo ausilio di gruppi di individui che, in nome della sicurezza dei cittadini, cercano solo una loro giustificazione ‘politica’”, si legge nella nota.

La città non va riportata ai tempi di Don Rodrigo

Il presidente dell’Anpi, Enrico Avagnina, ha ricordato come la nascita delle democrazie ha consegnato allo Stato la gestione della giustizia, e la Costituzione italiana, nata dalla Resistenza partigiana, garantisce le libertà inviolabili dei cittadini. “Tornare alla ‘giustizia fai da te’ significa riportare la nostra città ai tempi di Don Rodrigo, quando i ‘bravi’ e i ‘signorotti’ pretendevano di amministrare la giustizia, applicando in tal modo solo la legge del più forte”, ha sottolineato Avagnina. L’Anpi ha quindi chiesto a Prefettura e Questura di vigilare su tali iniziative, ritenendole in contrasto con i principi democratici.

La difesa della Costituzione e della giustizia istituzionale

La nota dell’Anpi ha anche ricordato che Lecco è una città medaglia d’argento per il Valor militare nella Resistenza al nazifascismo, e che è sempre stata espressione di solidarietà e convivenza civile. “La nostra città non va riportata ai tempi di Don Rodrigo”, ha concluso l’associazione, sottolineando l’importanza di una rete di convivenza civile basata su servizi sociali, spazi culturali e prossimità alle reali esigenze dei cittadini.

La sicurezza si costruisce con una rete di convivenza civile

L’Anpi ha inoltre lanciato un appello alle forze politiche, sindacali e associazioni locali affinché si prendano una posizione pubblica di condanna nei confronti di tali iniziative. “Chi, nella nostra città, ometterà di prendere una posizione pubblica di condanna si mostrerà, nei fatti, complice di questa logica perversa”, ha scritto l’associazione. L’obiettivo è quello di preservare la legalità e la dignità della convivenza civile, in un contesto in cui la sicurezza deve essere garantita attraverso mezzi istituzionali e non attraverso forme di giustizia informale. L’Anpi ha ribadito il suo impegno a difendere i valori della Resistenza e della democrazia, sottolineando che la convivenza civile non può essere ridotta a iniziative informali o a forme di giustizia non ufficiali. La città di Lecco, con la sua storia e i suoi valori, deve essere protetta da ogni forma di imbarbarimento sociale e politico.

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