L’Atlantico tornerà forte solo tra alleati. La riflessione di Raffaele Bonanni sottolinea che l’Europa non può isolarsi da Washington, ma deve rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti e il Canada. L’obiettivo è costruire una difesa comune, assicurare energia e tecnologie, e aprire nuove forme di collaborazione senza abbandonare i valori democratici. La politica europea deve scegliere se essere un’entità capace di decisioni o continuare a rimandare. La geografia separa, ma gli interessi e i valori uniscono.
Un’Europa più autonoma ma non isolata
L’Europa ha scoperto troppo tardi che la dipendenza non è cooperazione: è potere consegnato ad altri. Energia, semiconduttori, terre rare, porti e cavi sono diventati armi. Il commercio resta libero finché serve ai più forti; poi arrivano dazi, ricatti e flotte militari. Chi non possiede risorse né una strategia comune finisce sotto tutela, anche se continua a chiamarla mercato. Per sottrarsi a questa debolezza, l’Unione deve assicurarsi energia, materie prime e tecnologie. Deve soprattutto rilanciare il nucleare, senza il quale l’autonomia energetica resterà uno slogan.
La cooperazione con il Canada è un banco di prova per una nuova strategia. Il rapporto con il Canada può diventare il banco di prova di una nuova strategia europea, fino all’ipotesi di uno status di “membro associato”. L’Europa guadagnerebbe profondità strategica; il Canada allargherebbe i propri rapporti senza voltare le spalle agli Stati Uniti. La geografia separa, gli interessi e i valori uniscono. È una scelta europea. Bruxelles deve però smettere di predicare il futuro e praticare il rinvio.
La volontà politica deve superare le procedure
È assurdo celebrare l’amicizia canadese mentre il Ceta resta privo della ratifica di dieci Stati membri, Italia compresa. Prima di inventare nuove formule occorre rendere credibili quelle già sottoscritte. Altrimenti l’Europa continuerà a mascherare con la retorica la propria incapacità di decidere. La categoria di “membro associato” non compare nei trattati? Non è un veto scolpito nella pietra. L’articolo 217 consente accordi di associazione; un ruolo nelle istituzioni imporrebbe soluzioni più ardite, forse una revisione dei trattati e un confronto con l’articolo 49. La tecnica giuridica segue la volontà politica. Quando quest’ultima manca, le procedure diventano il rifugio dei pavidi. L’Unione deve allora scegliere che cosa vuole essere. Può custodire trattati pensati per un mondo scomparso e amministrare con eleganza il proprio declino. Oppure può difendere rotte, assicurarsi energia, costruire una difesa comune e aprire nuovi cerchi di appartenenza senza fare sconti su democrazia e Stato di diritto.
L’alleanza fra Europa e Washington va rafforzata, non liquidata per compiacere le minoranze antiamericane europee o quelle antieuropee statunitensi. Entrambe sono rumorose; nessuna rappresenta il sentimento generale dei rispettivi popoli. Secoli di rapporti, due guerre mondiali, la difesa delle democrazie e interessi strategici comuni pesano più delle ostilità ideologiche e delle polemiche del momento. Solo dentro questo disegno acquista senso l’ipotesi di offrire al Canada lo status di primo “membro associato” dell’Unione europea. La risposta non consiste nell’allontanarsi da Washington, ma nel saldare più fortemente Europa, Stati Uniti e Canada. L’Atlantico tornerà spazio di libertà soltanto se chi lo abita smetterà di comportarsi da cliente e accetterà finalmente di agire da alleato.



