La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato durante l’evento di Gioventù nazionale di Fratelli d’Italia, a Roma, che in Consiglio dei ministri (Cdm) sarà approvato un provvedimento che introduce il numero massimo di studenti stranieri per classe e il divieto di indossare burqa e hijab a scuola. L’annuncio, fatto dal palco di Fenix, ha suscitato reazioni e dibattiti su temi di integrazione, diritti e identità nazionale.
Secondo quanto riferito da Adnkronos, il provvedimento prevede l’introduzione di un tetto per legge al numero di studenti stranieri in ogni classe, nonché l’obbligo per i genitori di alunni con problemi di inserimento scolastico di imparare l’italiano. Inoltre, sarà introdotto il divieto di indossare burqa e hijab a scuola. Meloni ha spiegato che il provvedimento mira a garantire l’integrazione e a evitare situazioni di marginalità.
La norma non è applicabile in migliaia di scuole
La circolare ministeriale del 2010, emanata dall’allora ministra Mariastella Gelmini, aveva fissato il limite al 30% di alunni stranieri per classe, ma in migliaia di scuole questo tetto non è applicabile. Secondo dati del ministero dell’Istruzione, nel 2024/25 gli studenti stranieri rappresentavano l’11,6% del totale, ma la distribuzione è disomogenea. A Milano, ad esempio, il 9,8% delle scuole ha superato il 40% di alunni non italiani.
La presidente del Consiglio ha sottolineato che se in una classe c’è un solo bambino che non capisce l’italiano, probabilmente riuscirà a integrarsi velocemente. Tuttavia, se i bambini che non conoscono la lingua diventano la maggioranza, il rischio è l’emarginazione. Meloni ha affermato che non si può permettere che i bambini italiani si sentano in un angolo solo perché sono diventati la minoranza.
Le scuole non possono risolvere il problema da sole
Secondo il giurista Alberto Guariso, l’introduzione di un tetto legale potrebbe portare a un cortocircuito. Le scuole non possono risolvere il problema da sole, poiché la distribuzione degli studenti dipende anche dalle caratteristiche delle città. Se una scuola ha il 40% di alunni stranieri, è impossibile distribuirli in classi senza superare il 30% senza modificare la popolazione scolastica. La soluzione richiederebbe un riassetto complesso, che include trasferimenti, distretti e trasporti. La norma, se approvata, potrebbe generare tensioni e dibattiti su temi di discriminazione e diritti. Mentre il governo cerca di affrontare il problema dell’integrazione, il dibattito pubblico si intensifica su come gestire la presenza crescente di studenti stranieri nelle scuole italiane.
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