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domenica 20 Settembre 2026

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Cronaca

Il tramonto del “santone” di Miggiano: da deliri mistici a una sentenza di assoluzione

Un uomo accusato di gestire una presunta setta e di disturbare funzioni religiose è stato assolto per vizio totale di mente.

Kadir Bouasrya, 42 anni, noto come “santone” di Miggiano, ha visto il suo caso chiudersi con una sentenza di assoluzione per vizio totale di mente. L’uomo, autoproclamatosi “sesto angelo dell’Apocalisse”, aveva attirato l’attenzione della cronaca per la gestione di una presunta setta e per episodi di turbamento dell’ordine pubblico. La sentenza, emessa il 16 settembre 2026, ha riguardato fatti avvenuti l’8 giugno 2025, quando Bouasrya aveva interrotto una celebrazione religiosa e aveva urlato frasi minacciose ai presenti, avvertendo che la fine era vicina.

Un caso che ha scosso la comunità

Le prime segnalazioni erano arrivate nel 2024, quando famiglie avevano denunciato il deperimento di alcuni adepti. Un padre aveva segnalato il grave deperimento della figlia, trasferitasi nel Salento per seguire il guru, mentre un altro esposto riguardava una donna che, secondo i familiari, avrebbe camminato nuda per strada su presunta richiesta dell’uomo. Tali allarmi avevano spinto la Procura di Lecce ad avviare un’indagine. L’uomo era già al centro di indagini per la gestione di una presunta setta e per episodi di turbamento dell’ordine pubblico e delle funzioni religiose.

Il 16 settembre 2026, la giudice Elena Coppola ha emesso una sentenza che ha concluso il processo riguardante i fatti avvenuti l’8 giugno 2025. Durante la celebrazione mattutina della prima comunione, alla presenza di ventiquattro bambini in attesa del sacramento e delle loro famiglie, Bouasrya aveva interrotto le funzioni religiose stazionando ai piedi dell’altare e urlando frasi minacciose ai presenti, tra cui l’inquietante avvertimento che quella sarebbe stata la loro fine.

Un quadro clinico che ha determinato l’assoluzione

Il processo, nel quale l’uomo era difeso dall’avvocato Tony Indino, ha visto la giudice Elena Coppola emettere una sentenza basata su indagini mediche e una perizia psichiatrica. I risultati hanno rivelato un disturbo delirante cronico di tipo paranoide, unito a un disturbo da uso di sostanze, nello specifico cocaina. La giudice ha stabilito che al momento dei fatti Bouasrya era totalmente incapace di intendere e di volere, pronunciando quindi una sentenza di assoluzione per vizio totale di mente. Nonostante il proscioglimento, il Tribunale ha riconosciuto la persistente pericolosità sociale dell’individuo, pur se attenuata, e ha applicato in via definitiva la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno. Questa misura impone a Bouasrya l’obbligo formale di recarsi presso il locale Centro di salute mentale per proseguire costantemente il rigoroso percorso terapeutico e riabilitativo già in atto.

La vicenda di Bouasrya rappresenta un caso complesso, in cui le dinamiche di una presunta setta si sono intrecciate con episodi di disturbo dell’ordine pubblico e di comportamenti estremi. La sentenza, pur assolvendo l’uomo, ha riconosciuto la necessità di un controllo continuo per garantire la sicurezza della comunità. La sentenza ha riconosciuto la pericolosità sociale dell’individuo, pur riconoscendo la sua totale incapacità di intendere e di volere. La misura di libertà vigilata impone a Bouasrya un obbligo formale di recarsi presso il Centro di salute mentale per proseguire il percorso terapeutico. La gestione della setta e i comportamenti estremi hanno spinto la Procura di Lecce ad avviare un’indagine.

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