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lunedì 21 Settembre 2026

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Cronaca

Aggressione in classe a Conselve, vittima traumatizzato e famiglia ignara dei fatti

Aggressione in classe a Conselve: vittima traumatizzato e famiglia ignara dei fatti.

Un episodio violento ha scosso le mura dell’Enaip di Conselve, dove un minorenne è stato picchiato da un compagno di classe nel bagno della scuola. L’aggressione, registrata in un video ripreso da un altro studente e diventato virale in classe, ha lasciato il ragazzo in uno stato di profondo trauma. La famiglia, tuttavia, non è stata informata dei fatti per giorni, venendo contattata solo per il ritiro del cellulare del ragazzo, sequestrato un’ora dopo l’episodio. La scuola ha mantenuto il silenzio, anche se ha assicurato di aver iniziato le verifiche e di aver coinvolto le famiglie.

La sorella della vittima denuncia l’omertà e l’assenza di intervento. La sorella maggiore del ragazzo ha lanciato accuse pesanti sulla gestione del post-aggressione, denunciando l’assenza di intervento da parte di un’insegnante presente sul luogo. «La cosa più sconcertante e inaccettabile – ha detto la ragazza – è che un’insegnante è sopraggiunta sul luogo durante l’accaduto, ma ha palesemente fatto finta di niente, ignorando la richiesta d’aiuto di mio fratello e omettendo il proprio dovere di vigilanza». La vittima, che da giovedì pomeriggio esce a fatica dalla sua stanza, è rimasto isolato e traumatizzato, con la sua famiglia a non sapere cosa gli fosse successo.

Il video e la mancanza di informazione

Il video dell’aggressione, ripreso da un altro studente, ha reso pubblico l’episodio, ma la scuola ha preferito non intervenire finché non è diventato virale. La famiglia è stata informata solo il giorno successivo, intorno alle ore 12, quando le immagini erano già di pubblico dominio. Il cellulare del ragazzo, sequestrato un’ora dopo l’aggressione, è stato restituito solo dopo che la famiglia si è presentata in ufficio. Non è chiaro se la confisca sia avvenuta prima o dopo l’episodio, ma il fatto che la scuola abbia evitato di informare i genitori ha alimentato ulteriore tensione.

La scuola ha scelto il silenzio, ma ha iniziato le verifiche. La scuola ha scelto il silenzio, anche perché tutti i protagonisti sono minorenni, ma assicura di essersi attivata subito e di aver iniziato le opportune verifiche, che sono ancora in corso, sentendo anche i genitori del ragazzo e coinvolgendo le famiglie. La direzione dell’Enaip e le autorità competenti sono chiamate a fare chiarezza sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare e non l’ha fatto.

Progetti di intervento e la necessità di collaborazione

L’assessora al sociale Susanna Lazzarin ha sottolineato l’impegno del Comune e del terzo settore per i giovani fragili, ma ha anche riconosciuto la necessità di intercettare le famiglie in difficoltà. «Sono tanti i progetti che stiamo portando avanti come Comune, ma anche in collaborazione col terzo settore verso i giovani e in particolare quelli fragili: penso all’educatore che va a casa di questi ragazzi e quindi ha modo anche di interloquire con la famiglia», ha aggiunto.

Un educatore professionale, Emanuele Drago, ha sottolineato l’importanza di creare legami tra ragazzi e famiglie, sottolineando come molti giovani siano invisibili e vivano in isolamento. «Molto ragazzi sono invisibili, non si sa dove sono, cosa fanno perché la loro vita è in camera col telefono e se escono si ritrovano in gruppo senza qualcosa di strutturato ed emerge noia. Mentre le loro famiglie spesso non sanno cosa fanno i figli e danno tutto per scontato», ha detto. La comunità, quindi, deve lavorare insieme per prevenire episodi simili e offrire supporto a chi ne ha bisogno.

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