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lunedì 21 Settembre 2026

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Economia

La difesa commerciale come politica industriale: il caso Goes e la sfida europea

L’Europa modifica il rapporto con il commercio internazionale, il caso Goes mette in luce la complessità della protezione industriale.

La difesa commerciale come politica industriale

La difesa commerciale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella politica industriale europea. Il caso dell’acciaio elettrico, noto come Goes, rappresenta un esempio significativo di come le misure commerciali possano influenzare la capacità produttiva e ridurre le dipendenze. La Commissione europea ha introdotto una salvaguardia provvisoria sulle importazioni di Goes, utilizzato nei trasformatori, attraverso contingenti tariffari e soglie di prezzo. Questa decisione non è solo una mossa commerciale, ma un tentativo di proteggere la base produttiva europea e garantire la sicurezza economica. La misura include anche laminazioni e nuclei utilizzati nella produzione dei trasformatori, evitando che l’importazione si sposti lungo la catena del valore. La Commissione riconosce le preoccupazioni del settore downstream, ma ritiene che l’aumento dei prezzi dei trasformatori non influenzi significativamente i costi di esercizio delle reti e, di conseguenza, i prezzi dell’elettricità.

La protezione non si ferma al prodotto finale.

Un dibattito tra sicurezza e competitività

La questione che emerge a Bruxelles riguarda il grado di dipendenza accettabile e il prezzo che l’Unione è disposta a sostenere per ridurla. Il gruppo Ecr ha recentemente collegato la competitività industriale e la riduzione delle dipendenze alla necessità di diversificare le catene di fornitura attraverso partner affidabili. Tuttavia, l’incidenza dei prezzi dell’energia e dei costi regolatori sulle imprese non può essere ignorata. Questo dibattito riflette una sfida crescente: proteggere la capacità produttiva senza compromettere la competitività internazionale. T&D Europe e Orgalim sostengono che la salvaguardia possa generare un trasferimento di circa 700 milioni di euro l’anno dall’industria dei trasformatori verso i produttori europei di Goes. La misura conserva inoltre quote di importazione proprio perché l’offerta europea non può essere letta come completamente autosufficiente.

La protezione non è mai completa.

La Commissione ha introdotto una salvaguardia provvisoria sulle importazioni attraverso contingenti tariffari e soglie di prezzo, sostenendo che la capacità produttiva europea sia sottoposta a una pressione crescente derivante dalla sovraccapacità globale e dalla chiusura di altri mercati di sbocco. Fin qui si potrebbe leggere tutto come normale amministrazione della politica commerciale. Il passaggio più interessante arriva guardando il perimetro della misura. Bruxelles non si è fermata al materiale originario. Ha incluso laminazioni e nuclei utilizzati nella produzione dei trasformatori e ha stabilito che la salvaguardia possa raggiungere anche i nuclei già incorporati nei trasformatori importati. La motivazione contenuta nel regolamento è significativa: se la protezione si arrestasse al prodotto a monte, l’importazione potrebbe semplicmente spostarsi verso una fase successiva della lavorazione, neutralizzando l’effetto della misura.

La difesa commerciale non coincide con l’autosufficienza, e l’apertura commerciale non richiede di accettare qualsiasi dipendenza. Fra questi due estremi si sta formando una politica industriale europea molto più selettiva di quella del passato. Il suo successo dipenderà dalla capacità di proteggere produzioni considerate essenziali senza spostare il problema, e il costo, qualche passaggio più avanti nella stessa catena del valore. Il caso Goes mostra come la Commissione stia cercando di costruire un perimetro di protezione che tenga conto della struttura effettiva della filiera. È probabilmente questa la direzione da osservare nei prossimi dossier industriali europei. La sicurezza economica non coincide con l’autosufficienza e l’apertura commerciale non richiede di accettare qualsiasi dipendenza. Fra questi due estremi si sta formando una politica industriale europea molto più selettiva di quella del passato. Il suo successo dipenderà dalla capacità di proteggere produzioni considerate essenziali senza spostare il problema, e il costo, qualche passaggio più avanti nella stessa catena del valore.

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