L’idea di una superintelligenza artificiale incontrollata, in grado di annientare l’umanità, è un tema che occupa molte menti nel settore tecnologico. Tuttavia, questa prospettiva non è sempre fondata, e spesso nasce da un distacco radicale dalla realtà. Molti dei protagonisti dell’industria dell’IA, come Ray Kurzweil, Will MacAskill e Eliezer Yudkowsky, credono fermamente che una forma di intelligenza artificiale superiore possa risolvere i problemi dell’umanità o, al contrario, portarla all’estinzione. Questa visione, pur spesso presentata come una certezza, è in realtà un’ossessione che nasce da un’idea di controllo e di potere, spesso legata a una concezione distorta del futuro.
La crescita come obiettivo primario
La cultura capitalista ha radici profonde nel desiderio di crescita, e questa logica si riflette anche nel mondo dell’IA. Per molti miliardari e imprenditori, la fine della crescita rappresenta una minaccia diretta al loro potere. Come ha sottolineato Adam Becker, il punto è che se sei ai vertici dell’ordine capitalista, la fine della crescita è una minaccia. Questo spiega perché molte aziende e figure influenti continuano a investire in tecnologie che promettono un futuro senza limiti. La crescita, per loro, non è solo un obiettivo economico, ma un’illusione che permette di mantenere il controllo su un sistema che non ha mai conosciuto la stagnazione.
La crescita non è infinita, ma per chi ha accesso a grandi risorse e potere, è una forma di droga. Questo atteggiamento si riflette anche nel modo in cui si concepisce il futuro. Per alcuni, il futuro dell’umanità è nello spazio, nella conquista della morte o nella creazione di una superintelligenza che possa superare i limiti della specie. Queste visioni, pur seducenti, non tengono conto delle complessità del mondo reale.
La religiosità tecnologica
Al di là del desiderio di crescita, c’è anche una componente mistica che accompagna le prospettive sull’IA. Molti dei protagonisti del settore, come Eliezer Yudkowsky, provengono da contesti religiosi e, pur avendo ripudiato quel retaggio, sembrano cercare una nuova forma di religione. L’idea di poter risolvere i problemi dell’umanità attraverso l’IA è seducente, e per molti rappresenta un senso di scopo nella vita. Questo atteggiamento, però, è spesso accompagnato da una mancanza di realismo: molte delle tecnologie su cui si basano le loro prospettive non esistono ancora, e non è detto che possano esistere in futuro.
La religiosità tecnologica si manifesta nel desiderio di controllare il futuro. Questo desiderio, però, non tiene conto delle variabili in gioco. Il controllo del futuro non è una prerogativa, ma una responsabilità. Per molte persone, il potere di proteggere la ricca complessità degli ecosistemi, di tutelare quello che garantisce la vita, è una forma di controllo reale. Tuttavia, per molti dei protagonisti del settore tech, questa prospettiva è un incubo.
La questione del controllo si fa più complessa quando si considera il ruolo delle aziende e dei leader del settore. Molti di loro, come Jeff Bezos, credono che la colonizzazione dello spazio sia una forma di controllo, ma questa visione non tiene conto delle conseguenze reali. La crescita non è infinita, e il controllo su un sistema che non ha mai conosciuto la stagnazione è una forma di potere che non può essere abbandonata.



