Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha lanciato un attacco diretto al mercato delle scommesse online, accusandolo di minacciare la sostenibilità finanziaria del calcio, la passione nazionale. A due settimane dalle elezioni, il dibattito si fa acceso, con il mondo del calcio che si schiera in difesa del modello attuale, considerato vitale per la sopravvivenza del settore. Secondo i dati ufficiali, il mercato delle scommesse online in Brasile movimenta oltre 30 miliardi di reais al mese, circa 5 miliardi di euro, con un incremento del 500% rispetto a gennaio 2023. Il settore, in forte crescita, vede un numero di scommettitori in aumento, con circa 9,25 milioni di brasiliani coinvolti al mese.
Il calcio si difende: “Così moriamo”
Le società brasiliane, tra cui Corinthians, Flamengo e Gremio, hanno espresso una protesta unanime contro la proposta di Lula, considerata un attacco al cuore del calcio. “Se il mercato regolamentato finisce, non finiscono le scommesse, quello che finisce è il calcio”, ha dichiarato una nota firmata da diverse squadre. L’obiettivo di Lula è salvaguardare i ceti più deboli, combattendo la ludopatia e i rischi economici legati alle app delle scommesse. Tuttavia, il calcio sostiene che il modello attuale, finanziato in gran parte dai bookmaker, è irrinunciabile per la sopravvivenza del settore. Il divieto totale potrebbe portare molti club all’insolvenza, secondo le società, che temono un colpo fatale al calcio brasiliano.
Un’ipotesi in discussione, ma con conseguenze gravi
La proposta di Lula, ancora in fase di discussione, ha suscitato reazioni forti da parte del mondo del calcio, che vede in essa un rischio per la sostenibilità finanziaria. “I tifosi non possono pagare questo conto”, sostengono le società, temendo che un divieto totale delle scommesse online potrebbe portare molti club all’insolvenza. L’attuale sistema, in cui i bookmaker finanzianno campionati, telecronisti e persino giornalisti specializzati, è visto come un pilastro del calcio brasiliano. Lula, però, ha risposto con un esempio storico: “Il San Paolo è stato campione del mondo tre volte senza scommesse. Il Santos due. Anche Gremio, Flamengo e Internacional. E il mio Corinthians due volte. Anche la nostra nazionale ha vinto 5 titoli mondiali quando non esistevano queste piattaforme”, ha detto durante un comizio elettorale.
La situazione si complica ulteriormente con la campagna elettorale in movimento. Il figlio dell’ex presidente, attualmente in carcere, ha visto i suoi sondaggi salire, raggiungendo un pareggio tecnico con Lula. Mentre il presidente cerca di rafforzare la sua posizione sul tema delle scommesse, il suo avversario, Flávio Bolsonaro, ha preferito rimanere in silenzio, forse per evitare di commettere errori in un momento cruciale. Al tempo stesso, un sondaggio di AtlasIntel mostra che l’86,7% dei brasiliani considera le scommesse “dannose” e il 63,2% sottolinea che portano “solo perdite”. Le reazioni sui social sono in gran parte contrarie al mercato del gioco d’azzardo, ma il dibattito non si ferma.
Il conflitto tra Lula e il calcio brasiliano si fa sempre più acceso, con implicazioni economiche e sociali. Il presidente cerca di proteggere i ceti più deboli, ma il mondo del calcio teme che un divieto totale possa portare a una crisi senza precedenti. Il futuro del football brasiliano, simbolo di identità nazionale, si trova al centro di un dibattito che coinvolge non solo il governo, ma anche il settore sportivo, i tifosi e l’opinione pubblica. La decisione di Lula potrebbe segnare un punto di svolta per il calcio brasiliano, ma il rischio di un colpo fatale non è da sottovalutare.



