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lunedì 21 Settembre 2026

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Cronaca

Mario Adinolfi in carcere per uso di social durante arresti domiciliari

Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, è stato arrestato in carcere dopo aver violato il divieto di utilizzo dei social durante gli arresti domiciliari.

Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia e giornalista, è stato portato in carcere nella mattina del 21 settembre 2026, dopo aver violato il divieto di utilizzo dei social durante gli arresti domiciliari. L’ordinanza del giudice aveva imposto all’indagato il divieto assoluto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, salvo i contatti con il proprio difensore. Adinolfi, però, ha continuato a pubblicare articoli e post su Facebook, violando ripetutamente le prescrizioni. La Guardia di Finanza, su delega della Procura, ha eseguito il provvedimento di aggravamento della misura cautelare, portando il giornalista in carcere.

Violazioni sistematiche e aggravamento della misura cautelare

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Adinolfi ha pubblicato 49 articoli sul suo blog e 23 post sul profilo Facebook, per un totale di 72 contenuti, durante gli arresti domiciliari. Queste violazioni sono state considerate determinanti per l’aggravamento della misura cautelare. Il giudice ha ritenuto che l’uso dei social potesse compromettere l’indagine e aumentare il rischio di reiterazione del reato. La Guardia di Finanza ha confermato che le violazioni sono state documentate e hanno avuto un ruolo rilevante nella decisione del giudice.

Le violazioni sono state reiterate e sistematiche, con un impatto significativo sull’indagine.

Indagine per truffa e abusivismo finanziario

Adinolfi era stato arrestato a luglio 2026 nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura di Roma. L’inchiesta riguarda l’uso di un sistema denominato “Scommessa Collettiva”, promosso attraverso i social network, che ha ingannato diverse persone che hanno affidato ingenti somme di denaro al giornalista. Secondo le accuse, Adinolfi ha promesso rendimenti del 40% ma non ha restituito le somme versate. L’indagine ha portato al sequestro preventivo di oltre 400mila euro. La difesa aveva già contestato la misura cautelare, ma il Tribunale del Riesame aveva respinto la richiesta di annullamento degli arresti domiciliari.

La situazione si è aggravata quando i legali di Adinolfi hanno contestato le violazioni legate all’uso di internet e dei social. Il giudice ha quindi deciso di aumentare la misura cautelare, portando il giornalista dalla detenzione domiciliare alla detenzione in carcere. Adinolfi ha commentato la situazione dicendo: “Mi portano in galera perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”. La Guardia di Finanza ha confermato che l’uso dei social ha avuto un ruolo determinante nella decisione del giudice.

  • Adinolfi era agli arresti domiciliari da luglio 2026.
  • Ha violato il divieto di utilizzo dei social.
  • La Guardia di Finanza ha eseguito il provvedimento di aggravamento della misura cautelare.
  • La situazione è aggravata a causa delle violazioni ripetute.
  • Adinolfi ha contestato la misura cautelare.

La decisione del giudice ha avuto come base l’uso sistematico dei social da parte di Adinolfi, che ha continuato a pubblicare contenuti nonostante il divieto. La Guardia di Finanza ha sottolineato che le violazioni hanno compromesso l’indagine e aumentato il rischio di inquinamento probatorio. Adinolfi, però, ha continuato a utilizzare i social anche durante la detenzione in carcere, con un post che ha annunciato la sua imminente carcerazione. La situazione rappresenta un caso unico in Italia, in cui un giornalista è stato arrestato per aver violato le prescrizioni durante gli arresti domiciliari.

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