Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

lunedì 21 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Salute

Migranti intossicati a Lampedusa, il killer invisibile del carburante

Migranti intossicati a Lampedusa per un additivo tossico nel carburante.

Decine di migranti sono stati intossicati a Lampedusa a causa dell’N-metilanilina, un additivo tossico utilizzato per allungare il carburante. La sostanza, vietata nell’Unione europea ma comune nei Paesi del Nord Africa, ha causato casi di metemoglobinemia, una condizione che impedisce all’emoglobina di trasportare ossigeno nel sangue. La diagnosi e la cura sono state effettuate dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che ha analizzato campioni provenienti da 82 pazienti raccolti tra 2024 e 2025. I livelli di metemoglobina nei pazienti hanno raggiunto il 68%, con nove su dieci che hanno ricevuto l’antidoto, il blu di metilene.

Un killer invisibile nel carburante

L’N-metilanilina, un additivo utilizzato per rendere il carburante più economico, è stato identificato come causa principale dell’intossicazione. La sostanza, inalata o assorbita attraverso la pelle, ha causato sintomi gravi, tra cui cianosi e insufficienze vitali. Il direttore del Centro antiveleni Maugeri, Carlo Locatelli, ha sottolineato che la cura non si esaurisce con la gestione dei sintomi, ma deve includere la ricerca della causa. La cura non si esaurisce con la cura dei sintomi, ma nel trovare anche la causa che li ha generati.

Un lavoro di ricerca e di dedizione

La diagnosi è stata un lavoro certosino, che ha richiesto anni di indagini e analisi. I medici hanno esaminato farmaci, composti chimici e condizioni ambientali per identificare la sostanza nel carburante delle imbarcazioni. «Abbiamo dovuto fare uno screening di tutti i farmaci che i migranti hanno preso prima di partire, che combinati insieme possono causare problemi», ha spiegato Locatelli. Il contatto con la sostanza avviene soprattutto attraverso la pelle, a causa del fuoriuscire del carburante e della sua miscelazione con l’acqua.

Il Centro antiveleni ha avviato immediatamente i percorsi di cura, con l’uso dell’antidoto in casi gravi e il monitoraggio in quelli più lievi. I decessi in fase di intossicazione acuta sono stati due, mentre altre 38 persone hanno avuto bisogno di trasfusione. Il nostro è un ente che fa ricerca, ha sottolineato Locatelli, che ha spiegato come il lavoro del Centro antiveleni si estenda da Lampedusa a Livigno e da Trieste ad Aosta. Il sistema nazionale, però, non è all’altezza. I centri antiveleni in Italia sono una decina, ma solo il pavese ha strumenti e capacità adeguate per affrontare casi come questi. «Servirebbe almeno un centro analogo al nostro sia al Centro che nel Mezzogiorno», ha concluso Locatelli, sottolineando l’importanza di una rete nazionale specializzata. La ricerca scientifica e l’attenzione ai migranti rimangono un tema cruciale per la salute pubblica e per la giustizia sociale.

Leggi anche