Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ha lanciato un allarme sul crescente potere delle grandi aziende tecnologiche, sottolineando i rischi per la democrazia e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il tema, affrontato durante un convegno a Ravenna, riguarda l’integrazione tra le Big Tech e i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, un fenomeno che, a suo avviso, minaccia la tenuta dello Stato di diritto. Patuelli ha richiamato l’attenzione su come il controllo dei dati e l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) stanno modificando le regole del mercato e della società, con conseguenze profonde per la privacy e la libertà individuale.
Il rischio del potere concentrato
Secondo Patuelli, le grandi piattaforme tecnologiche, con la loro capacità di raccolta e analisi di enormi quantità di dati personali, stanno acquisendo un potere straordinario. Questo potere, unito alla forza finanziaria e alla capacità di investimento, potrebbe distorcere le regole democratiche e i principi di equilibrio tra i poteri. Il presidente dell’ABI ha sottolineato come il rischio non sia solo economico, ma anche di carattere giuridico e politico, con implicazioni per la democrazia e la protezione dei diritti fondamentali.
Le Big Tech non possono essere lasciate incontrollate
Patuelli ha invocato un “nuovo costituzionalismo”, un insieme di principi e regole che aggiornino il sistema democratico alle sfide del digitale. Secondo il banchiere, il potere delle Big Tech non può essere limitato solo con nuove norme, ma anche attraverso comportamenti responsabili degli utenti e degli operatori economici. “Bisogna isolare le Big Tech dai tre poteri”, ha detto, sottolineando l’importanza di evitare un rapporto troppo stretto tra aziende private e istituzioni pubbliche.
La situazione in Cina e negli Stati Uniti
Patuelli ha anche richiamato l’attenzione sui due Paesi che, a suo giudizio, presentano il maggiore sviluppo nell’ambito dell’intelligenza artificiale: Cina e Stati Uniti. In Cina, ha osservato, il sistema di controllo sociale e civile è strettamente integrato con le grandi piattaforme tecnologiche, con un utilizzo dei dati che incide direttamente sui meccanismi di controllo della società. Negli Stati Uniti, invece, il presidente dell’ABI ha sottolineato come la Costituzione rimanga un pilastro, ma esiste una “potentissima alleanza tra l’Esecutivo e le Big Tech”, un fenomeno che, a suo avviso, rappresenta un problema significativo.
Patuelli ha riferito a un’analisi classica di Tocqueville sulla Democrazia in America, sottolineando come le potenzialità delle grandi società tecnologiche, sommate alla loro forza finanziaria, avrebbero distorto le regole democratiche. Questo scenario, ha aggiunto, richiede una riflessione profonda e un’azione concreta per salvaguardare i principi democratici e i diritti fondamentali.
Il presidente dell’ABI ha inoltre ricordato che i reati commessi nel digitale sono già oggi perseguibili: “come gli altri, non c’è esenzione”. Questo significa che comportamenti illeciti online, dai crimini informatici alle frodi digitali, rientrano nel perimetro del diritto penale esistente. Da qui l’invito a “orientarci verso una maggiore consapevolezza ed una maggiore applicazione dei principi della nostra Costituzione e delle norme di diritto penale”, con un monito chiaro: “I reati vanno perseguiti ovunque e sempre”. L’intervento di Patuelli inserisce dunque il dibattito su IA e Big Tech non solo nel perimetro economico e tecnologico, ma in quello più ampio della tenuta dello Stato di diritto e dell’equilibrio tra poteri, tema cruciale anche per il futuro dei sistemi finanziari e bancari.



