Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, hanno ribadito l’importanza di una scuola inclusiva e aperta a tutti, con un focus particolare sulla padronanza della lingua italiana come strumento di integrazione. Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne” ad Amatrice, Mattarella ha sottolineato che la scuola è “la più efficace leva di integrazione” per chi arriva da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati. La Costituzione, nell’art. 34, dispone che la scuola sia aperta a tutti, un principio che il presidente ha ribadito con forza.
Integrazione e lingua italiana: il cuore del dibattito
Valditara ha sottolineato che “senza la padronanza della lingua italiana non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è un futuro all’interno della nostra società”. Il ministro ha ribadito la necessità di rimuovere le cause di discriminazione, anche quelle linguistiche, per garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità. La lingua italiana, quindi, non è solo un mezzo di comunicazione, ma un pilastro per l’inserimento sociale e l’accesso al sistema educativo. Il presidente della Repubblica ha sottolineato che la scuola deve “stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità”. La scuola, ha aggiunto, “deve unire e non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità”. Queste parole, che risuonano con forza, mettono in luce il ruolo centrale della scuola come luogo di coesione sociale e di crescita comune.
La scuola come luogo di coesione sociale
Il presidente della Cei, Matteo Zuppi, ha sottolineato che “la scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune”. Secondo Zuppi, la scuola deve essere un luogo in cui “nessuno si senta escluso”, dove si promuove l’umanità e si valorizza la diversità. “Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo”, ha detto il presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Le parole di Mattarella e Valditara, supportate anche dalle dichiarazioni di Zuppi, indicano una convergenza di intenti su un tema cruciale: l’inclusione e l’integrazione nella scuola italiana. Non si tratta solo di politiche educative, ma di un impegno concreto per costruire un futuro in cui tutti, indipendentemente dal luogo di nascita o dal contesto sociale, possano crescere e contribuire al bene comune.
La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma di coesione e di futuro.
La lingua italiana è un pilastro per l’integrazione e l’inserimento sociale.



