Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha sottolineato l’importanza di una scuola autenticamente inclusiva come strumento di giustizia e di pace. L’idea, espressa durante l’apertura del Consiglio episcopale permanente a Roma, arriva in un momento in cui le disuguaglianze educative continuano a pesare sulle opportunità dei ragazzi. Secondo i dati dell’Istat, il 9,8% dei giovani tra 18 e 24 anni ha abbandonato precocemente il sistema di istruzione e formazione nel 2024, un dato che conferma la persistenza di criticità nel sistema educativo italiano.
Disuguaglianze e accesso alle opportunità
La scuola, per Zuppi, deve essere il primo argine contro le disuguaglianze, ma anche un luogo in cui i ragazzi imparano a pensare, distinguere il vero dal falso e costruire relazioni. I dati sottolineano come le opportunità di un ragazzo dipendano ancora troppo dal luogo e dalle condizioni in cui nasce. Nel 2024, il 20,7% dei bambini e dei ragazzi fino a 19 anni viveva con genitori con un basso titolo di studio, mentre il 37% cresceva in abitazioni senza libri o con non più di 25 volumi.
La dispersione scolastica e l’assenza di competenze fondamentali rimangono un problema. Nel 2025, la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che arriva alla fine delle superiori senza raggiungere livelli adeguati, era ancora all’8,7%. L’Istat ha già avvertito, nell’audizione al Senato del 2025, che il sistema italiano necessita di un miglioramento non solo nella quantità e nella qualità, ma anche nell’equità dei percorsi formativi.
La scuola non può essere semplicemente uno spazio da attraversare in fretta.
La tecnologia non sostituisce l’insegnante
Zuppi ha anche richiamato l’importanza del ruolo dell’insegnante, sottolineando che «nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna». La tecnologia, pur essendo un strumento prezioso, non può sostituire la relazione educativa. La scuola, dunque, non deve competere con le macchine nella velocità delle risposte, ma insegnare a formulare le domande. «Custodire la capacità di pensare» è, per Zuppi, una delle sfide più profonde del momento. La scuola, in un contesto di informazioni e algoritmi in continuo aumento, deve tornare a essere un luogo in cui si impara ad approfondire e a distinguere il vero dal falso. Il richiamo arriva anche dopo episodi di violenza nel mondo scolastico, che hanno «ci interrogato profondamente». La risposta non è solo più controllo, ma la ricostruzione di una comunità educativa fatta di insegnanti, famiglie e istituzioni.
Deve tornare a essere una comunità nella quale nessuno si senta escluso.
Un «cantiere decisivo del nostro futuro comune», in cui la tecnologia rimanga al servizio della persona e non il contrario. La scuola non può essere semplicemente uno spazio da attraversare in fretta, ma una comunità in cui nessuno si senta escluso, capace di generare fiducia, passione e responsabilità.



