La vendemmia del Moscato Bianco si svolge sempre più in anticipo sulle colline dell’Asti, confermando una tendenza che si è consolidata negli ultimi anni. Quest’anno la raccolta ha iniziato a metà agosto, un anticipo che riflette l’impatto del clima e la necessità di monitorare con attenzione i filari. Le uve si sono presentate sane e con quantitativi in linea con le attese, ma la stagione ha richiesto una gestione attenta per preservare le caratteristiche aromatiche del vitigno. Il Moscato Bianco, da cui nasce l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti, è coltivato su circa 10mila ettari in un territorio che include i Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, riconosciuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 2014.
Un’identità radicata nel tempo, in dialogo con il presente
Il Moscato Bianco rappresenta una delle denominazioni più significative del Piemonte, con un’identità costruita nel tempo che oggi si adatta a nuovi contesti e consumi. Il Consorzio Asti Docg, istituito nel 1932 e che oggi riunisce oltre mille aziende, ha ampliato la sua tutela anche al Canelli Docg e allo Strevi Doc dal 2023. Con il 90% della produzione destinata all’export, la denominazione si confronta con le sfide del mercato globale, ma non rinuncia alle sue radici. L’Asti Docg è stato scelto dalla Regione Piemonte come “Vino dell’Anno” nel 2026, diventando un ambasciatore dell’identità vitivinicola regionale e di un patrimonio capace di coniugare tradizione e innovazione.
Tradizione e contemporaneità: il racconto del vino nel bicchiere
Il “Piemonte nel bicchiere” è un progetto che unisce la tradizione enologica al presente, trasformando il vino in un racconto di paesaggio, cultura e convivialità. L’Asti Spumante Docg e il Moscato d’Asti, due espressioni del Moscato Bianco, interpretano questa evoluzione. Accanto alla degustazione in purezza, nuove proposte come la mixology e gli abbinamenti dolci e salati mostrano la versatilità della denominazione. L’evoluzione non è un abbandono delle radici, ma una capacità di dialogare con nuovi pubblici e momenti di consumo. La storica Douja d’Or, giunta nel 2026 alla sua 60ª edizione, rappresenta una vetrina importante per la cultura enologica piemontese.
Con la vendemmia in anticipo e un’attenzione crescente al territorio, l’Asti Docg si conferma come un simbolo di adattamento e resilienza. L’enoturismo, che si sviluppa in autunno tra borghi, strade panoramiche e cantine, diventa un’occasione per conoscere da vicino non solo i vini, ma anche la cultura e le tradizioni del territorio. La viticoltura astigiana, pur affrontando le sfide del cambiamento climatico, continua a trovare nuove vie per esprimersi, mantenendo intatto il legame tra vino e paesaggio.
Il Moscato Bianco, coltivato su 10mila ettari in 51 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, è un vitigno che ha saputo evolversi nel tempo. La sua versatilità si esprime non solo nei prodotti enologici, ma anche nei nuovi linguaggi di consumo e nelle opportunità di interazione con il pubblico. L’Asti Docg, con il suo ruolo di ambasciatore della cultura vitivinicola piemontese, rappresenta un esempio di come tradizione e innovazione possano convivere in modo armonioso.
La stagione autunnale sulle colline dell’Asti offre un’occasione unica per scoprire il territorio e le sue radici. L’enoturismo, insieme a eventi come la storica Douja d’Or, permette di vivere l’esperienza del vino in modo diverso, coinvolgendo non solo i palati, ma anche i sensi e la mente. Il Moscato Bianco, con la sua storia e la sua evoluzione, è un simbolo di adattamento e di radicamento nel territorio.



