Un fenomeno crescente e preoccupante sta emergere nel mondo online: adolescenti reclutati da reti transnazionali che li spingono a commettere atti di violenza, autolesionismo o crudeltà verso animali. Secondo Europol e l’FBI, il processo si svolge in otto fasi ben definite, partendo da un contatto in ambienti familiari ai ragazzi, come chat, social e gaming, fino a un controllo psicologico e un ricatto che porta a gesti estremi. L’attenzione si concentra su come i giovani vengono manipolati, isolati e spinti a compiere azioni che non avrebbero mai intrapreso.
Il reclutamento in ambienti di fiducia
Il primo passo del reclutamento avviene in contesti in cui i ragazzi si sentono a proprio agio: chat, social, gaming e app di messaggistica. L’interlocutore si presenta come un coetaneo, un amico o una persona con interessi comuni, costruendo una relazione di fiducia. L’FBI ha sottolineato che queste relazioni possono essere romantiche o di affetto, creando un senso di appartenenza e comprensione. Questo meccanismo, chiamato love bombing, è spesso il primo strumento di manipolazione.
La raccolta di informazioni e il ricatto
Dopo la costruzione della fiducia, il processo si sposta verso la raccolta di informazioni personali. Il ragazzo viene spinto a condividere dettagli intimi, immagini o contenuti compromettenti. Una volta ottenuti, questi materiali diventano una leva di ricatto: minacce di diffusione a genitori, amici o compagni, o di pubblicazione online. L’FBI ha descritto questo meccanismo come centrale nelle reti violente online, poiché permette di controllare e manipolare la vittima con maggiore efficacia. Il ricatto non si limita a contenuti espliciti: possono essere richieste di azioni estreme, come autolesionismo o violenza verso altri. L’escalation è graduale: le richieste diventano sempre più invasive e violente. Il ragazzo, isolato psicologicamente, si sente sempre più incastrato, con il timore di perdere il controllo su se stesso e sulle sue relazioni.
La normalizzazione dell’orrore e il bisogno di appartenenza
Un altro aspetto chiave del reclutamento è la desensibilizzazione. L’Europol ha segnalato che la circolazione continua di contenuti estremi, come violenza, crudeltà verso animali o materiale sessualmente abusivo, può servire a normalizzare l’orrore. Ciò riduce progressivamente la repulsione iniziale, rendendo il comportamento estremo più accettabile all’interno della community. Questo processo è spesso accompagnato da un forte bisogno di appartenenza.
Secondo l’Institute for Strategic Dialogue, in alcune reti il prestigio all’interno del gruppo è una motivazione principale. I ragazzi cercano approvazione, identità e status, spesso a scapito della loro sicurezza. Alcuni gruppi richiedono di dimostrare coraggio o fedeltà, come produrre video di violenza o maltrattare animali. Questi gesti vengono condivisi e diventano fonte di prestigio, creando una dipendenza psicologica dal giudizio del gruppo. La comunità diventa parte dell’azione stessa: il ragazzo non solo è manipolato, ma è anche coautore del comportamento estremo. L’FBI ha segnalato che in alcuni casi, il gruppo interviene in tempo reale, guidando e incoraggiando la vittima. Questo meccanismo, documentato in alcuni casi svedesi, mostra come la violenza possa essere organizzata e gestita da reti transnazionali.
- Il reclutamento avviene in ambienti familiari ai ragazzi
- La fiducia è costruita attraverso relazioni di affetto o romantiche
- La raccolta di informazioni e il ricatto sono fasi chiave
- La desensibilizzazione e il bisogno di appartenenza spingono a gesti estremi
- La comunità diventa parte dell’azione stessa



