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martedì 22 Settembre 2026

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Deeplomacy, l’AI italiana che prevede le guerre e cerca la pace

L’AI Deeplomacy, sviluppata in Italia, prevede conflitti con settimane di anticipo e cerca la de-escalation. Un progetto universitario trasformato in strumento per la pace.

Deeplomacy, l’intelligenza artificiale sviluppata in Italia, è in grado di prevedere conflitti con settimane di anticipo e cerca di spegnere le tensioni prima che si scatenino. Nata in un laboratorio universitario, questa tecnologia osserva duecentotrenta Paesi nello stesso istante, analizzando dati da oltre duemila fonti per anticipare crisi, guerre e sommosse. L’obiettivo non è solo di monitorare, ma di intervenire per de-escalare i conflitti, un approccio che la distingue da strumenti come Palantir, utilizzati per individuare bersagli. L’idea è di Paola Pisano, ex ministro per l’Innovazione e direttrice dell’HighEst Lab dell’Università di Torino, che ha trasformato un progetto accademico in uno strumento per la pace.

Un’AI che non vende la guerra

Deeplomacy non è un semplice strumento di previsione, ma un progetto che mira a ridurre la dipendenza da sistemi esterni e a rafforzare la sovranità digitale europea. L’AI, in grado di analizzare dati in tempo reale, ha ricevuto interesse da parte di aziende che vedono in essa un’opportunità economica, ma Pisano ha rifiutato di vendere previsioni a chi potrebbe trarne vantaggio. «Siamo il Palantir buono», ha detto, «non facciamo previsioni per chi venderebbe di più i propri beni se ci fosse la guerra, lavoriamo per la de-escalation, per la pace». La decisione ha portato a clausole stringenti nel contratto: se l’AI viene usata male, si spegne automaticamente, un meccanismo che garantisce l’uso responsabile del sistema.

La sfida della sovranità digitale

La dipendenza da sistemi esterni, come quelli di Google o dei grandi cloud, è un problema che Pisano mette in luce con forza. L’AI non è solo un strumento tecnologico, ma un elemento di potere che determina la capacità di un Paese di stare in piedi da solo. «Non è solo un rischio di continuità del servizio; è una questione di posti di lavoro, di competenze, di un Paese che sappia stare in piedi da solo sugli skill che serviranno nei prossimi anni». L’idea di un Digital Sovereignty Index, pubblicato da Nextcloud, mostra quanto l’Europa sia distante rispetto a Paesi come la Cina, dove la strategia di distribuzione del know-how è più aperta. L’Italia, con un punteggio basso, ha il compito di ricollegarsi a una visione più collaborativa e condivisa.

La sfida non è solo tecnologica, ma culturale. L’AI non è solo un’arma, ma un’opportunità per ricollegare il Paese a una visione di innovazione che non si limita a usare strumenti esterni. «Non siamo per l’ormai perso», ha detto Pisano, «siamo per il reverse engineering: partire dall’ultimo livello di tecnologia e pian piano rifarci tutti i pezzi». L’obiettivo è di costruire un ecosistema in cui l’innovazione non è solo un prodotto, ma un processo che coinvolge l’intera società.

Deeplomacy, pur essendo un’AI estremamente creativa, non sostituisce l’uomo. La macchina è brava a ricombinare dati, ma non a comprendere il contesto umano. «La creatività non è solo un’abilità, ma un processo che richiede curiosità, profondità e collaborazione», ha detto Pisano. L’AI non può sostituire l’abilità di un essere umano a interpretare un segnale, a capire le motivazioni dietro un conflitto. Per questo, all’interno di Deeplomacy, alla fine della catena c’è sempre una persona che legge e interpreta perché un punto sulla mappa diventi rosso. Non un oracolo, ma un’intelligenza che si spiega, un’AI che non si nasconde dietro le sue capacità.

La strada per un’Europa più indipendente e innovativa non è facile, ma è possibile. L’AI non è solo un’arma, ma un’opportunità per ricollegare il Paese a una visione di futuro che non si limiti a usare strumenti esterni. «Il futuro non è ancora scritto», ha detto Pisano, «e noi possiamo scegliere come crearlo». L’obiettivo è di costruire un ecosistema in cui l’innovazione non è solo un prodotto, ma un processo che coinvolge l’intera società. L’AI, in questo senso, non è solo un’arma, ma un’opportunità per ricollegare il Paese a una visione di futuro che non si limiti a usare strumenti esterni.

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