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martedì 22 Settembre 2026

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Economia

Il paradosso del lavoro italiano: più occupati, meno produttività

L’Italia registra un calo della produttività nonostante un aumento dell’occupazione, con dati in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente.

L’Italia vive un paradosso economico: più occupati, meno produttività. Secondo i dati Eurostat, il Paese è l’unica grande economia dell’Unione europea a registrare un calo del valore aggiunto per occupato e per ora di lavoro, con una riduzione del 2,4% rispetto all’anno precedente. Questo non indica un lavoro peggio svolto o un minor impegno, ma una scarsa capacità di convertire l’effort in crescita economica reale. La produttività, cioè il valore economico generato per unità di lavoro, rimane inferiore a quella degli altri Paesi dell’UE.

Un calo diffuso in tutta l’Italia

Il calo della produttività si osserva in diversi territori, con punte di riduzione del 2,4% in Sicilia e in Toscana. Regioni come Piemonte, Molise, Liguria e Campania registrano cali tra il -1,5% e il -1,9%. A livello nazionale, il calo si colloca tra il -0,1% e il -0,3% per ora lavorata e per occupato. Questo quadro si colloca in un contesto di crescita dell’occupazione, con un aumento di oltre 290 mila nuovi lavoratori tra il 2024 e il 2025.

La questione anagrafica gioca un ruolo cruciale: l’aumento dei lavoratori riguarda soprattutto la fascia 50-64 anni, influenzata dall’invecchiamento demografico e dalle riforme pensionistiche. Questo crea una pressione sull’occupazione, ma non necessariamente su una crescita economica sostenibile. Inoltre, l’investimento pubblico nella formazione dei giovani, che potrebbe contribuire a un miglioramento della produttività, sembra non essere efficacemente utilizzato.

Settori a bassa produttività trainano l’occupazione

La crescita dell’occupazione in Italia è concentrata in settori ad alto impiego ma a scarsa produttività, come costruzioni, ricettività e servizi alla persona. L’Istat ha segnalato che l’occupazione è cresciuta soprattutto in questi ambiti, dove la quantità di lavoro non si traduce in un incremento significativo del valore economico. Questo fenomeno si accompagna a una distribuzione non equilibrata del lavoro, con un aumento di occupati in tutte le fasce d’età, tranne quelle più giovani. Il problema non risiede tanto nella quantità di lavoro svolto, quanto nella qualità e nell’organizzazione del lavoro stesso. La produttività italiana, pur in crescita in termini di occupazione, non si traduce in un incremento del valore economico generato. Il sistema appare incapace di convertire l’effort in crescita reale, un tema che richiede una riflessione approfondita e una politica economica mirata a migliorare l’efficienza del lavoro.

La produttività italiana si colloca al di sotto dei livelli europei

Il paradosso italiano si colloca in un contesto europeo in cui la maggior parte dei Paesi registra un aumento della produttività. In Germania, ad esempio, il valore aggiunto per occupato è cresciuto del +1,1%, mentre in Francia si registra un incremento del +0,7%. In Spagna e Polonia, i dati sono ancora più positivi, con aumenti del +0,3%, +0,5%, +2,3% e +2,8%. L’Italia, invece, si trova a vivere un’esperienza diversa, con un calo che si protrae da anni.

Un sistema che non converte l’effort in crescita

Questo quadro suggerisce che il problema non risiede tanto nella quantità di lavoro svolto, quanto nella qualità e nell’organizzazione del lavoro stesso. La produttività italiana, pur in crescita in termini di occupazione, non si traduce in un incremento del valore economico generato. Il sistema appare incapace di convertire l’effort in crescita reale, un tema che richiede una riflessione approfondita e una politica economica mirata a migliorare l’efficienza del lavoro.

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