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martedì 22 Settembre 2026

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Cronaca nera

Le pistole softair: un rischio nascosto tra gioco e violenza

Preoccupazioni per le armi ad aria compressa, utilizzate in rapine e incidenti mortali.

Le pistole ad aria compressa, spesso considerate semplici armi da gioco, stanno emergere come un rischio reale per la sicurezza pubblica. L’ultimo caso, il cecchino di via Prati, ha messo in luce come queste armi possano essere utilizzate da criminali per commettere atti di violenza. L’incidente ha visto un pallino di piombo conficcarsi nel braccio di una giornalista, richiedendo un intervento chirurgico. Non è l’unico episodio: nel luglio 2018, una bimba romena di un anno fu ferita gravemente da un colpo alla schiena mentre era in braccio alla madre in un campo nomadi a Roma.

Un fenomeno sottovalutato

Le pistole softair, amate da migliaia di appassionati, sono liberamente acquistabili in armeria con la semplice condizione di aver raggiunto la maggiore età. Tuttavia, il loro potenziale di danno è stato sottostimato. Secondo Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), manca un registro nazionale dei possessori, un elemento chiave per controllare il loro uso. Non esiste un archivio che permetta di tracciare chi possiede queste armi.

Il problema, spiega Beretta, è che queste pistole, soprattutto le cacciacani, possono apparire come armi vere e essere facilmente trasformate in vere e proprie armi da fuoco da chi ha un po’ di destrezza. Il caso del cecchino di Prati, Edoardo Ciardiello Crescimanno, ha mostrato come un’arma acquistata in un’armeria possa essere utilizzata per minacciare e ferire. L’uomo ha ammesso di aver modificato la pistola per renderla più potente, un atto che ha suscitato indignazione anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Modifiche e rischi

Le armi da softair, se modificate, possono diventare strumenti letali. Il problema, spiega Beretta, è che queste pistole, soprattutto le cacciacani, possono apparire come armi vere e essere facilmente trasformate in vere e proprie armi da fuoco da chi ha un po’ di destrezza. Le modifiche rendono queste armi potenzialmente letali, ma non sono vietate. Nel mondo criminale, è comune togliere il tappo rosso alle scacciacani per intimidire le vittime. L’uso di queste armi non si limita alle rapine: ci sono anche minacce, ferimenti e, in alcuni casi, omicidi. L’elenco dei casi è lungo, ma il rischio rimane alto. La comunità deve riflettere su come gestire un fenomeno che, pur essendo legato al gioco, può portare a conseguenze devastanti.

Le normative sulle armi ad aria compressa sono regolate dal decreto 362/2001. La vendita è libera se la potenza è inferiore ai 7,5 joule, ma non è richiesto un porto d’armi né un certificato medico. L’unica registrazione è quella dell’armiere, che non confluisce in un archivio nazionale. Questo vuoto di controllo permette che armi potenzialmente letali siano in circolazione senza tracciabilità. Non esiste un sistema per monitorare chi possiede queste armi. La situazione è aggravata dal fatto che, nel mondo criminale, è comune togliere il tappo rosso alle scacciacani per intimidire le vittime. L’uso di queste armi non si limita alle rapine: ci sono anche minacce, ferimenti e, in alcuni casi, omicidi. L’elenco dei casi è lungo, ma il rischio rimane alto. La comunità deve riflettere su come gestire un fenomeno che, pur essendo legato al gioco, può portare a conseguenze devastanti.

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