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martedì 22 Settembre 2026

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Cronaca

Processo per otto imputati nell’inchiesta Clean3: carabinieri e imprenditori indagati per corruzione

Nell’inchiesta Clean3, otto persone, tra cui carabinieri e imprenditori, rischiano processo per corruzione e frode. La giudice fissò l’udienza al 3 novembre.

L’inchiesta Clean3 ha portato all’indagine per corruzione e frode in procedimento penale contro otto persone, tra cui quattro carabinieri e diversi imprenditori. I magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio, con l’udienza preliminare fissata al 3 novembre. La giudice Maria Cristina Lapi dovrà decidere se accogliere la richiesta della Procura o prosciogliere gli imputati, come chiedono le difese. L’inchiesta, chiusa alla fine di aprile, riguarda ispezioni pilotate in cantieri edili e locali, con accuse di favoritismo e corruzione.

Corruzione e frode: le accuse nei confronti dei carabinieri

Secondo l’accusa, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro avrebbero “aggiustato” le ispezioni per un proprio tornaconto economico e per favorire imprenditori amici. Tra i nomi emersi, il brigadiere Daniele Ziri, oggi in Sardegna, e i suoi ex colleghi, tra cui Antonio Scoppetta, già condannato per l’inchiesta Clean2, e Maurizio Pappalardo, ex comandante del nucleo informativo. L’ipotesi dei pm include accuse di corruzione, frode in procedimento penale, depistaggio, falso materiale e ideologico, rivelazione di segreto d’ufficio e tentata concussione.

Le indagini hanno rivelato un sistema di scambi economici tra ispettori e imprenditori.

Nelle carte della procura si parla di imprenditori indotti a promettere somme di denaro per ridurre sanzioni o evitare denunce. Alcuni, secondo l’ipotesi dei pm, non si sarebbero piegati al “sistema”, rifiutando di pagare per controlli più morbidi o nessuna sanzione. Altri, invece, avrebbero accettato di pagare per ottenere vantaggi. Tra i favori richiesti, ci sono pasti gratis in ristoranti di Pavia, box o appartamenti a prezzo scontato.

Imputati tra imprenditori e ex dirigenti

Rischiano il processo anche Alberto Righini, ex presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili di Pavia; Fernando Di Fiore, ex funzionario dell’ispettorato del lavoro e oggi dirigente di Ats Pavia; Diego Mogni, responsabile di un cantiere ispezionato da Ziri; e Ervin Cani, idraulico nel medesimo cantiere. Per Righini è emerso un messaggio Telegram in cui Ziri lo informava di ispezioni da svolgere a Vigevano. Gli avvocati dei protagonisti, tra cui Marcello Caruso e Anna Cicala per Righini, e Guido Torti e Massimiliano Caffetti per Calvi, cercheranno di scongiurare il processo.

Le difese si concentrano su prove insufficienti e contestazioni di fatti non verificati.

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, tra cui quattro carabinieri, con l’obiettivo di portare a un processo. La giudice Maria Cristina Lapi dovrà valutare se accogliere la richiesta o prosciogliere gli imputati. L’inchiesta Clean3, chiusa alla fine di aprile, ha coinvolto diversi settori, con accuse che spaziano da corruzione a frode in procedimento penale. I fatti emersi mettono in luce un sistema di scambi economici tra ispettori e imprenditori, con conseguenze potenzialmente gravi per chi ha partecipato.

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