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martedì 22 Settembre 2026

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Il santuario dei miracoli: la storia di un luogo dove la Madonna si dice avesse resuscitato i neonati

Un santuario in Carnia legato a una tradizione antica, dove si credeva potesse far respirare i bambini nati morti per un breve istante.

Il Santuario della Madonna dei Miracoli, situato nella piccola frazione di Trava nel Comune di Lauco (Udine), è un luogo immerso in un contesto di quiete e spiritualità a circa 700 metri di altitudine. Conosciuto come “Il Santuario della Madonna dei Miracoli”, è stato oggetto di una particolare forma di devozione per secoli, fino a quando quasi è stato dimenticato. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari del paese, il santuario è stato riaperto e rappresenta un luogo unico nel panorama religioso italiano per la sua storia antica e suggestiva.

Una tradizione legata al battesimo

Secondo la tradizione e la documentazione storica, la Madonna del Carmelo a Trava era ritenuta miracolosa nel concedere per un breve istante la vita ai bambini nati morti, rendendo possibile il battesimo prima della loro sepoltura nell’area antistante la Chiesa. Fino agli inizi del ‘900, il parto era un evento sempre a rischio, e quando un bambino nasceva già morto, per la Chiesa non si poteva battezzare e finiva nel Limbo. Per le famiglie era un dolore che si sommava a quello della scomparsa del figlioletto.

La storia del santuario è raccontata nel film “Piccolo corpo”, diretto da Laura Samani e vincitore del David di Donatello 2021, che andrà in onda stasera su Rai 5. La trama si svolge alla fine dell’800, in un piccolo centro di pescatori della laguna di Caorle in Veneto, dove una giovane donna dopo un travaglio difficile partorisce una bambina morta. Dopo aver appreso che non può ricevere un nome col battesimo, mentre il marito si rassegna e la seppellisce la bambina nel bosco, la donna, dopo aver saputo dalla perpetua che sulle montagne della Carnia esiste un santuario dove è possibile resuscitare i bambini per un tempo limitato ma sufficiente a battezzarli, di nascosto disseppellisce il corpo, lo mette in una scatola di legno e parte per una destinazione lontana, sconosciuta ma per lei gravida di speranza.

Un luogo che ha visto centinaia di resti umani

Per raggiungere il santuario si parte dalla piazza del paese e si prosegue per circa 15 minuti a piedi lungo un sentiero panoramico. L’esterno del santuario è stato oggetto di una particolare forma di devozione, e si dice che sia l’unico tra i “sanctuaire à repìt” (piuttosto rari in Italia) ancora visitabile in Italia. E infatti, sono stati ritrovati centinaia di resti umani nei dintorni dell’edificio, testimonianza di una tradizione che ha visto molte famiglie affrontare il viaggio fino a questa chiesetta, dove venivano sottoposti a un rito nella speranza che il loro polmoni potessero respirare un’ultima volta, segno della benedizione di Dio, così da ricevere il battesimo e andare in Paradiso.

La speranza di un solo respiro è il simbolo di una tradizione che ha unito famiglie in momenti di profonda sofferenza. I genitori disperati affrontavano il viaggio fino a questa chiesetta, dove venivano sottoposti a un rito nella speranza che il loro polmoni potessero respirare un’ultima volta, segno della benedizione di Dio, così da ricevere il battesimo e andare in Paradiso. Quelli che non davano cenno di vita venivano seppelliti vicino ai corsi d’acqua, come nell’antico rito celtico della purificazione, oppure intorno alla chiesa.

La storia del santuario è anche al centro del romanzo di Iaria Tuti, “Ed è un poco la notte e un poco l’alba”, ambientato in Carnia durante la Seconda guerra mondiale. Il libro prende il via proprio da uno di questi miracoli nel santuario, dove a fare da mediatrice tra la Madonna e i genitori dei bimbi morti, giunti anche da lontano per avere la consolazione del Paradiso per i loro piccoli, è la nonna della protagonista. La nonna, con la sua saggezza e la sua fede, diventa un simbolo di speranza in un momento di profonda sofferenza.

Un patrimonio culturale e religioso che ha visto la partecipazione di molte famiglie e che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della regione. La sua riapertura grazie al lavoro di volontari del paese ha riconsegnato al pubblico un luogo che, sebbene antico, è ancora vivo e pieno di significato. Il film “Piccolo corpo” ha contribuito a farlo conoscere a un pubblico più ampio, riconoscendo il valore di una tradizione che, pur antica, continua a suscitare emozione e riflessione.

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