Valentina Tomirotti e Michele Michelazzo, una giornalista e un produttore, raccontano la loro storia d’amore, in un contesto in cui le relazioni tra persone con disabilità e quelle senza sono spesso marginalizzate. La coppia, che vive a Torino, ha deciso di rendere pubblica la loro relazione dopo tre anni di fidanzamento, un anno e mezzo dopo averla resa nota. La loro storia, però, non è solo un atto di coraggio, ma un esempio concreto di come l’amore possa superare pregiudizi e stereotipi. «Non sono un benefattore, mi sono innamorato di lei», dice Michele, sottolineando che la sua relazione non è basata su un’idea di compassione, ma su un sentimento profondo e reciproco.
Un amore che sfida le aspettative
Valentina, 43 anni, ha spiegato come la sua vita sia cambiata con l’inserimento di Michele nella sua esistenza. «Da quando c’è Michele, la mia disponibilità verso le altre persone è cambiata, così come capita a qualsiasi altra persona nel momento in cui fa entrare qualcuno nella sua vita», ha detto. Per lei, l’amore non ha confini, né barriere. «Questo non viene accettato, io devo essere quella sempre disponibile e Michele è diventato il nemico numero 1», ha aggiunto, sottolineando come la società tenda a ridurre le persone con disabilità a un ruolo di “disponibilità” o “supporto”. Per Michele, invece, la relazione è un atto di fiducia e di condivisione. «Affidarsi completamente all’altra persona è un regalo enorme che si riceve. La fiducia che Valentina ripone in me anche nei frangenti più intimi e delicati è un dono prezioso che fa diventare l’assistenza un plus», ha detto.
La società non è pronta a vedere l’amore diverso
La loro relazione, però, non è passata inosservata. «Alcuni non riescono a metabolizzare le differenze, non riescono a guardare l’essenza delle persone», ha spiegato Valentina, riferendosi alle reazioni di amici e conoscenti. Michele ha aggiunto che, spesso, la società vede il partner normodotato come un “eroe” o un “soccorritore”, un’idea che lui ha smentito. «Si, anzi di più: te lo dicono proprio in faccia. Ti dicono frasi del tipo “Ma tu sei bravissimo” che tradotto significa: “Io non lo farei”», ha detto, sottolineando come queste frasi siano un chiaro esempio di compassione non autentica.
La fiducia reciproca è il fondamento del loro legame. Per Michele, la relazione è un atto di fiducia e di condivisione. «Affidarsi completamente all’altra persona è un regalo enorme che si riceve. La fiducia che Valentina ripone in me anche nei frangenti più intimi e delicati è un dono prezioso che fa diventare l’assistenza un plus», ha detto. Valentina, invece, ha sottolineato come la sua disponibilità verso le altre persone sia cambiata. «Da quando c’è Michele, la mia disponibilità verso le altre persone è cambiata, così come capita a qualsiasi altra persona nel momento in cui fa entrare qualcuno nella sua vita», ha detto.
La coppia ha anche parlato del ruolo delle famiglie e degli amici nel loro percorso. «La famiglia respira l’amore e hanno capito che questo è ciò che conta davvero», ha detto Michele, mentre Valentina ha sottolineato come il lavoro con gli amici fosse stato più complesso. «Più che in ambito familiare, abbiamo dovuto lavorare tanto con gli amici. Alcuni non riescono a metabolizzare le differenze, non riescono a guardare l’essenza delle persone», ha detto, evidenziando come la società non sia ancora pronta a accettare l’amore diverso.
Un impegno per l’inclusione. Valentina e Michele hanno anche parlato del loro impegno per l’inclusione e per la costruzione di una società più responsabile. «Se non riusciamo ad affrontare seriamente la disabilità già a tra i banchi, è difficile immaginare che, una volta cresciute, le persone con disabilità possano desiderare di metter su famiglia», ha detto Valentina, sottolineando come l’educazione e la sensibilizzazione siano fondamentali per un futuro più inclusivo. «Il Festival di Fondazione Paideia, ad esempio, è un ottimo momento perché ci sono tantissime famiglie. E sono proprio le famiglie che, prima di tutti, devono capire che anche questa è una realtà, che avere una disabilità non significa dover rinunciare all’amore e al condividere la vita con un’altra persona: l’autonomia passa anche da questo», ha concluso.



