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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cronaca

Accoglienza specializzata riduce il rischio di delinquenza tra minori stranieri non accompagnati

Studi evidenziano come un’adeguata accoglienza riduca il rischio di coinvolgimento in reati tra minori stranieri non accompagnati.

Un’indagine condotta su un campione di 80 minori stranieri non accompagnati (Msna) ha evidenziato come un’adeguata accoglienza specializzata riduca significativamente il rischio di coinvolgimento in reati. Circa il 10% dei Msna entra nel circuito della giustizia minorile, con un rischio di coinvolgimento molto più elevato rispetto ai minori italiani e a quelli stranieri presenti in Italia con la famiglia. Per chi ha passato attraverso il Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai) minori, il rischio di entrare nel circuito penale è quattro volte più basso. L’indagine, presentata da Marina Terragni, garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha analizzato le traiettorie di 80 ragazzi, tutti maschi, con un’età media di 17 anni.

Relazioni e tutela: la chiave per la prevenzione

La relazione tra il minore e un adulto di riferimento è stata definita come la chiave per la prevenzione della devianza. «Laddove si creano relazioni reali, anche difficili, con il rischio di fallire, le cose funzionano», ha sottolineato Terragni. La ricerca ha rilevato che solo sei ragazzi su 80 hanno un tutore volontario effettivamente presente e attivo, indipendentemente dal loro percorso giudiziario. La presenza di un adulto di riferimento permette una maggiore continuità delle relazioni, una migliore adesione al progetto educativo e un più efficace raccordo tra i servizi.

Disparità tra provenienze e rischi

Il rischio di devianza non è uguale per tutti i Msna. Alcune provenienze, come quelle dall’Egitto e dalla Tunisia, risultano fortemente rappresentate tra i ragazzi presi in carico dalla giustizia minorile, mentre altre, come quelle dal Bangladesh e dal Gambia, risultano scarsamente rappresentate o assenti. «La specificità delle traiettorie migratorie dei minori ucraini ha anche un impatto sulle loro dinamiche sociali», ha spiegato Terragni. L’indagine ha anche rilevato che i ragazzi che transitano attraverso il Sai mostrano un rischio di entrare nel circuito penale inferiore a chi si trova in comunità educative non specializzate.

La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali (Iprs), ha coinvolto 110 operatori e ha analizzato le traiettorie dei ragazzi nel sistema di accoglienza prima della commissione del reato. «I dati sembrano suggerire che la qualità e la struttura dell’accoglienza possano incidere sulla capacità di tenuta dei percorsi e sui rischi», ha sottolineato la garante. L’obiettivo del progetto era rafforzare il sistema di protezione e inclusione attraverso una maggiore collaborazione tra gli attori coinvolti.

«C’è la necessità di rafforzare il Sai», ha sottolineato Scarpelli Stefano, funzionario Agia. «Dove c’è la qualificazione del servizio, si riescono a dare risposte concrete ai bisogni». Il ministero dell’Interno ha pubblicato tre avvisi per l’ampliamento della rete Sai, con un totale di 3.202 posti, tra cui 500 dedicati all’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. «Un minore straniero non accompagnato su quattro è accolto nei Sai», ha spiegato Terragni. Tra i ragazzi entrati nel circuito della giustizia minorile, solo poco più di uno su dieci era transitato in un Sai prima del reato.

La ricerca ha anche evidenziato che i ragazzi che entrano nel circuito penale, 6 volte su 10, transitano per un istituto penale minorile (Ipm). «I loro percorsi sono molto più discontinui, per via dei frequenti trasferimenti da un istituto all’altro, e hanno un esito meno positivo», ha detto Raffaele Bracalenti, presidente Irps. I dati mostrano che i ragazzi Msna entrano nel circuito penale 16 volte più spesso rispetto agli italiani e quasi sei volte rispetto agli stranieri nel loro complesso.

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