Un uomo di 42 anni, accusato di tentato omicidio, ha ottenuto l’abbreviato per il processo relativo all’agguato avvenuto il 1° gennaio scorso a Nardò. La gup del tribunale di Lecce, Anna Paola Capano, ha fissato al 9 marzo la discussione del processo, che si celebrerà con il rito speciale. Il figlio minorenne dell’imputato, invece, ha ottenuto la messa alla prova per 16 mesi. L’episodio, che ha causato un ferito, è stato oggetto di indagini del commissariato di polizia di Nardò.
L’agguato e l’inseguimento
L’uomo, in moto, ha seguito e inseguito la ex compagna per tutta la giornata del 1° gennaio, arrivando a Santa Maria al Bagno, dove la donna si trovava con un’amica per far giocare il figlioletto più piccolo alle giostrine di fronte a un bar. Dopo averla pedinata, l’imputato ha iniziato a seguire la coppia, affiancando la loro auto più volte e intimando loro di fermarsi senza successo a causa del traffico.
Giunti in via Pompiliano, l’uomo si è avvicinato rimanendo in sella alla moto e ha urlato “vi uccido…vi ammazzo”. A quel punto, la donna ha fatto allontanare l’amica con il bambino verso il portone di casa di quest’ultima, mentre l’uomo, imbracciata una pistola Beretta calibro 7,65, si è appoggiato sul tetto dell’auto parcheggiata e ha puntato l’arma contro la malcapitata da una distanza di circa quattro metri, proferendo altre minacce di morte.
Colpi di pistola e ferito
Il tentativo dei due uomini di calmarlo è stato vano. L’imputato, posizionatosi con le braccia tese e appoggiato sul tetto dell’auto, ha esploso un primo colpo di pistola senza colpire nessuno, attingendo il muro dell’edificio condominiale. Avvicinatosi ulteriormente, ha sparato un secondo colpo, secondo gli inquirenti ad altezza uomo, che ha raggiunto alla gamba destra il marito dell’amica, posizionatosi a mo’ di scudo degli altri due, provocandogli la frattura della tibia. Un terzo colpo è rimasto inesploso nella canna dell’arma. L’arma, una Beretta modello 70 calibro 7,65 con matricola abrasa, è stata sequestrata durante le indagini. Gli agenti hanno anche rinvenuto un caricatore con quattro proiettili calibro 7,65, altri 67 proiettili dello stesso calibro, un proiettile calibro 7,65 nascosto in un pacchetto di caramelle e un proiettile calibro 6,35 rinvenuto in un portagioie nella camera del figlio minorenne.
Il figlio minorenne ha ottenuto la messa alla prova per 16 mesi. L’uomo, invece, è ancora in carcere non solo per questo episodio ma anche per il reato di stalking ai danni della ex. Le accuse contestate sono: minaccia a mano armata aggravata, tentato omicidio pluriaggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina, ricettazione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento per arma da sparo. La donna, la ex dell’imputato, ha dichiarato: “Mi ha inseguita. Voleva uccidermi”. L’episodio ha suscitato preoccupazione nella comunità locale, con l’attenzione dei carabinieri e della polizia che ha condotto le indagini per chiarire i fatti e garantire la sicurezza pubblica.



