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mercoledì 23 Settembre 2026

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La certificazione italiana per l’acquacoltura bocciata per il benessere animale

La certificazione italiana Acquacoltura Sostenibile classificata al penultimo posto per il benessere animale.

La certificazione italiana per l’acquacoltura, riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura, è stata bocciata in un recente report internazionale per il mancato rispetto dei criteri di benessere animale. L’edizione 2026 del report Aquaculture Certification Schemes Benchmark, pubblicato dall’Aquatic Life Institute (Ali), ha analizzato 12 schemi di certificazione e due agenzie di rating, rilevando che la certificazione italiana, chiamata Acquacoltura Sostenibile, si colloca al penultimo posto con un punteggio complessivo di 2,55 su 10. Questo risultato mette in luce una serie di lacune nel sistema italiano, che non rispetta i principi di sostenibilità e tutela degli animali.

Manca il rispetto per il benessere animale

Uno dei divari più evidenti rispetto a certificazioni leader come Certified Humane (9,50), RSPCA (8,45) e ASC (7,95) riguarda lo stordimento e la macellazione. La certificazione italiana non prevede alcun obbligo di utilizzare metodi di stordimento efficaci che garantiscano una perdita di coscienza immediata. Inoltre, non include divieti espliciti per l’immersione dei pesci in una miscela di acqua e ghiaccio, bagni di ammoniaca o sale, o l’uso di altri metodi di abbattimento non rispettosi del benessere animale. La mancanza di tali requisiti rende la certificazione italiana non in grado di garantire una sostenibilità reale. Essere Animali ha sottolineato che, nonostante il disciplinare di certificazione validato dal ministero dell’Agricoltura, non è presente una definizione chiara di benessere animale e mancano i requisiti di base per ridurre la sofferenza degli animali negli allevamenti.

Un sistema inadeguato rispetto a standard internazionali

Il report ha valutato anche gli aspetti relativi agli arricchimenti ambientali, al trasporto e alla movimentazione, rilevando che questi elementi sono considerati insufficienti. La certificazione italiana non prevede alcun controllo da parte di personale adeguatamente formato per verificare la presenza di segni di coscienza dopo lo stordimento e la riduzione al minimo dei tempi tra stordimento e macellazione. Per quanto riguarda i cinque divieti chiave valutati nel report, la certificazione italiana ottiene un punteggio positivo solo per l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) per la crescita accelerata. Per i restanti quattro divieti, non è stata rilevata la presenza di un divieto esplicito conforme ai criteri del benchmark. Questo indica una mancanza di trasparenza e di standard chiari per la tutela degli animali.

Chiesto un aggiornamento del sistema di certificazione

Chiara Caprio, direttrice Relazioni istituzionali di Essere Animali, ha dichiarato che la certificazione italiana non rispetta i principi di sostenibilità e benessere animale. “Certificazioni come ASC e Friend of the Sea prevedono già nei loro standard requisiti specifici sullo stordimento, mentre il disciplinare Acquacoltura Sostenibile non ne prevede alcuno, neanche per le trote, per le quali in altri paesi europei sono già in uso da diversi anni validi sistemi di stordimento”, ha sottolineato.

Essere Animali ha chiesto al ministero dell’Agricoltura di modificare il disciplinare per includere indicazioni trasparenti e chiare su come tutelare il benessere dei pesci negli allevamenti. La certificazione italiana, pur essendo nata nel 2020 in collaborazione con le Associazioni dei produttori di pesce e molluschi, non sembra essere in grado di rispondere ai criteri internazionali di sostenibilità e tutela degli animali.

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