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sabato 19 Settembre 2026

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L’acquacoltura supera i cento milioni di tonnellate e cambia il sistema alimentare

L’acquacoltura supera i cento milioni di tonnellate, diventando una componente strutturale del sistema alimentare mondiale.

Un settore in crescita che cambia il mercato

L’acquacoltura ha superato i cento milioni di tonnellate, rappresentando il 53 per cento della produzione mondiale di animali acquatici. Questo dato, reso noto dal rapporto SOFIA 2026 della FAO, segna un passaggio simbolico: per la prima volta l’allevamento supera la pesca selvatica, diventando una componente strutturale del sistema alimentare globale. La crescita dell’acquacoltura, in particolare, ha reso sempre meno utile contrapporre genericamente pesce selvatico e pesce allevato, poiché il primo non è più l’unica fonte di alimenti acquatici per il consumo umano.

La domanda di prodotti acquatici cresce, mentre il prelievo di pesce selvatico non può aumentare indefinitamente. La stessa FAO indica nell’espansione sostenibile dell’acquacoltura uno degli strumenti necessari per rispondere alla domanda futura. La crescita quantitativa non basta a descrivere l’evoluzione del settore, tanto che nel 2024 la FAO ha adottato le Guidelines for Sustainable Aquaculture, il primo strumento internazionale dedicato esclusivamente all’acquacoltura sostenibile.

Un modello che si evolve verso la sostenibilità

La trasformazione del settore non si limita alla quantità prodotta, ma include un cambiamento radicale nel modo in cui viene gestito l’allevamento. L’acquacoltura si avvicina sempre più alla gestione di un sistema biologico complesso, dove le condizioni di crescita vengono misurate e controllate, simili a quelle naturali. Questo approccio si riflette in aziende come Neptura, che ha introdotto il concetto di “Haute Aquaculture”, un modello che mira a ottenere caratteristiche gastronomiche costanti attraverso un controllo preciso delle condizioni di allevamento.

La cura delle condizioni di allevamento dovrebbe tradursi in qualità e costanza del prodotto. Il claim dell’azienda, “Care Makes Taste”, indica chiaramente che la gestione attenta del processo di allevamento non si limita a produrre quantità, ma cerca di migliorare la qualità e la prevedibilità del prodotto. Questo è particolarmente importante per i ristoranti, dove la disponibilità e le caratteristiche del pesce allevato possono essere programmate con una precisione difficile da ottenere con il pescato selvatico.

L’allevamento tende così ad assomigliare sempre più alla gestione di un sistema biologico complesso, nel quale le condizioni di crescita vengono misurate e controllate e diventano sempre più simili a ciò che succede in natura. Il mangime viene sviluppato secondo protocolli specifici e il controllo arriva fino a interventi manuali sui singoli animali. Neptura, presentato nel 2026 da Stolt Sea Farm, si basa su un’approccio che non si limita a produrre quantità, ma cerca di migliorare la qualità e la costanza del prodotto.

La crescita dell’acquacoltura ha reso necessario un maggiore controllo su aspetti come alimentazione, gestione dell’acqua, impatto ambientale e benessere degli animali. La FAO ha adottato le Guidelines for Sustainable Aquaculture, un documento che mette insieme sostenibilità ambientale, responsabilità sociale, reddito, innovazione e resilienza. Questi principi sono alla base di un’evoluzione che non solo aumenta la produzione, ma anche la qualità e la tracciabilità del prodotto. Nel 2024, il 59 per cento degli animali acquatici destinati all’alimentazione umana proveniva dall’acquacoltura. Questo dato conferma che il pesce allevato non è più un’alternativa marginale, ma una fonte principale di alimenti. Per il consumatore, diventa sempre più importante sapere come è stato allevato il pesce, non solo per la qualità, ma anche per l’impatto ambientale e sociale. L’evoluzione dell’acquacoltura ha reso necessario un dibattito su come produrre meglio, non solo di più, e come dimostrarlo in maniera misurabile.

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