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mercoledì 23 Settembre 2026

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Scienza

La domesticazione del fico ha avuto origine in diversi centri del Mediterraneo

Nuovi studi suggeriscono che la domesticazione del fico non derivi da un unico centro ma da processi locali in diversi territori del Mediterraneo.

La domesticazione del fico potrebbe non essere avvenuta da un unico centro nel Levante, ma da diversi processi locali diffusi nel Mediterraneo, come suggerisce uno studio internazionale pubblicato su Horticulture Research. L’analisi di 949 campioni raccolti in 48 località di 14 Paesi ha rivelato tre gruppi genetici principali del fico comune, associati a regioni diverse: Marocco-Algeria, bacino settentrionale del Mediterraneo e Levante. Questi risultati contraddicono l’ipotesi di una diffusione unica da un’unica origine, sottolineando invece la complessità e la diversità dei processi di selezione e scambio genetico avvenuti nel tempo.

Genetica e diversità del fico comune

La ricerca ha utilizzato 14 marcatori genetici nucleari per analizzare le relazioni tra le popolazioni e la loro distribuzione geografica. I ricercatori, coordinati dall’Università di Montpellier, hanno confrontato piante coltivate e spontanee provenienti dal Mediterraneo e dal Vicino Oriente. I risultati hanno individuato tre gruppi genetici principali del fico comune, con il Levante risultato il più differenziato. La linea rupestris, una sottospecie del fico, ha mostrato la maggiore ricchezza di varianti genetiche tra quelle esaminate.

Scambi genetici e selezione locale

Secondo gli autori, gli agricoltori potrebbero aver protetto e moltiplicato fichi locali che crescevano vicino agli insediamenti, ai corsi d’acqua e alle aree coltivate. Lo scambio di polline e semi, favorito dagli animali e dalle attività umane, ha contribuito a mantenere una continuità genetica tra le diverse popolazioni. Gli alberi dei frutteti non formano un gruppo genetico distinto dalle piante non coltivate, ma tendono a raggrupparsi con gli esemplari spontanei della stessa regione. Questo schema è compatibile con una storia di selezioni regionali ripetute e di persistenti scambi genetici, piuttosto che una diffusione esclusivamente da un’unica origine.

Le popolazioni spontanee del Marocco-Algeria e del Levante conservano varianti genetiche caratteristiche delle rispettive regioni. La ricerca non individua direttamente il luogo e il momento in cui ciascun processo di domesticazione sarebbe avvenuto. La struttura genetica osservata è coerente con una selezione locale ripetuta, ma per distinguere in modo più preciso gli scenari storici serviranno campionamenti più fitti, sequenziamenti genomici completi e modelli demografici capaci di ricostruire i cambiamenti delle popolazioni nel tempo.

Implicazioni per la conservazione

I risultati hanno anche implicazioni per la conservazione della biodiversità agricola. Le varietà tradizionali e le popolazioni spontanee custodiscono storie evolutive regionali che, secondo gli autori, rischiano di non essere rappresentate da un numero ristretto di cultivar diffuse su larga scala. La protezione delle popolazioni nei loro ambienti naturali, insieme alla conservazione delle varietà locali in collezioni dedicate, potrebbe mantenere disponibile una diversità genetica utile ai futuri programmi di miglioramento del fico. In particolare, i ricercatori indicano la possibilità di studiare nelle popolazioni regionali caratteristiche associate alla tolleranza alla siccità, alla resistenza alle malattie e alla qualità dei frutti. Lo studio non identifica ancora specifici geni capaci di conferire questi vantaggi, ma fornisce una mappa della diversità sulla quale impostare ulteriori ricerche. Le differenze genetiche regionali potrebbero inoltre contribuire alla caratterizzazione dell’origine geografica dei prodotti locali.

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