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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cultura

Elisa Colle coltiva canapa per la sua storia, ma la propaganda politica ostacola il recupero della tradizione

Elisa Colle coltiva canapa sativa a Stabie, in provincia di Belluno, per recuperare una tradizione con proprietà benefiche, ma la politica influisce negativamente sulla sua attività.

Elisa Colle, insegnante e imprenditrice agricola, coltiva canapa sativa a Stabie, in provincia di Belluno, per recuperare una tradizione radicata nella sua terra. La canapa, per lei, non è solo un prodotto agricolo, ma un simbolo di storia e di connessione con il territorio. La sua azienda, parte dell’associazione Mele a Mel, produce olio, farina, biscotti, crackers, fettuccine, grissini, creme e sapone, tutti legati al territorio e alla sua filosofia di sostenibilità. Tuttavia, la sua attività è influenzata da una propaganda politica che, a suo parere, distorce la percezione del prodotto.

Una tradizione in pericolo

La canapa sativa, una volta diffusa in tutta la provincia, è oggi in declino a causa di fattori storici e politici. Elisa racconta che fino alla Seconda guerra mondiale, ogni famiglia aveva il suo terreno per produrre tessuti. La coltivazione fu abbandonata, in parte, per l’impatto del piano Marshall, che spostò l’attenzione verso le fibre sintetiche. “La canapa ha molte proprietà”, spiega Elisa, “la farina è ricca di fibre e proteine, l’olio è ricco di sali minerali e vitamine. Tuttavia, a livello culturale è un prodotto controverso.”

La politica ha creato confusione intorno alla canapa, influenzando la sua percezione.

La figura del ministro Salvini ha avuto un ruolo significativo nel creare confusione intorno alla canapa. “Ha iniziato una propaganda contro la canapa light e ho dovuto ricominciare a spiegare che i miei prodotti non erano diventati una droga”, racconta Elisa. Questo atteggiamento ha reso necessario un continuo chiarimento con i clienti, soprattutto tra i giovani, che spesso associano la cannabis a droga. “I giovanissimi, anche a causa delle canzoni che ascoltano, assorbono l’idea che tutta la cannabis sia droga”, osserva. Tuttavia, Elisa nota un’importante differenza: “Le persone anziane, soprattutto le donne, si avvicinano con fiducia, hanno rispetto per un prodotto lavorato dalle loro nonne e madri.”

Un’azienda legata al territorio

La produzione di Elisa è interamente legata al territorio, con il ciclo di trasformazione che avviene in laboratori locali. “Non uso pesticidi e produco con quello che la terra mi offre”, spiega. La sua filosofia è basata sul rispetto per i ritmi naturali e sul ruolo positivo del cambiamento climatico. “Oggi coltivo a Stabie, ma non è sempre stato così. I primi anni la pianta non maturava perché troppo in quota. Così fino al 2022 ero itinerante, coltivavo campi in comodato d’uso soprattutto in destra Piave, perché la canapa ha bisogno di caldo e sole. Inoltre, i proprietari mi chiedevano di farlo perché pulisce il terreno dagli infestanti.”

Elisa ha trovato in Belluno una seconda casa e un nuovo scopo, coltivando canapa per la sua storia.

Da quando il clima ha reso ottimale la coltivazione a 600 metri di quota, Elisa può coltivare a casa. Tuttavia, quest’anno non ha piantato canapa, al suo posto c’è il grano saraceno, per rispettare la rotazione dei terreni. Non ci saranno quindi prodotti alimentari, solo la cosmetica, che ha una lunga scadenza. Si ripartirà il prossimo anno. “Fortunatamente c’è un bel movimento in Italia di persone che la coltivano con un certo modo di fare agricoltura e di concepire l’ambiente come non al servizio dell’uomo”, conclude Elisa.

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