L’Italia è il paese europeo più virtuoso nel riciclo degli oli industriali esausti, ma gli impianti di rigenerazione operano al 50% della loro capacità. Un paradosso che mette in luce le contraddizioni del settore dei lubrificanti, schiacciato tra un sistema di raccolta efficiente e una filiera delle materie prime instabile, condizionata da tensioni geopolitiche. Andrea Langella, imprenditore napoletano alla guida della Siral S.p.A., conosce bene questa situazione. L’azienda, fondata da lui quando aveva appena vent’anni, è oggi uno dei principali produttori italiani di lubrificanti, con clienti come Repsol e Eni e una presenza in 36 paesi.
Un settore in bilico tra eccellenza e sfide
Il settore degli oli lubrificanti rappresenta un caso di eccellenza già consolidata, ma anche un banco di prova per capire se l’Italia è in grado di trasformare la sua leadership ambientale in un vantaggio industriale reale. La Siral, con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro e una produzione di oltre 20 milioni di litri l’anno, opera in un contesto sempre più complesso. Le basi lubrificanti, materia prima fondamentale per produrre oli motore, idraulici e industriali, vengono tradizionalmente acquistate da grandi raffinerie come ExxonMobil, Eni e Sonatrach. Oggi, però, la filiera si è frammentata, e le aziende italiane si trovano a fare i conti con fornitori alternativi, con prezzi più bassi ma rischi molto più alti.
La soluzione, secondo Langella, potrebbe passare attraverso due strade: aumentare la raccolta interna o importare olio esausto da paesi terzi, come Algeria, Libia e Egitto, dove grandi quantità di prodotto vengono smaltite in modo non controllato. Tuttavia, la normativa europea sui rifiuti rende estremamente complessa la movimentazione transfrontaliera di questi materiali, con ogni regione che applica regole diverse. L’olio esausto, classificato come rifiuto, blocca di fatto qualsiasi flusso commerciale organizzato. La normativa rende difficile l’accesso a questa risorsa, nonostante la sua abbondanza.
Un’azienda che investe in innovazione
La Siral, pur operando in regime di deposito fiscale, una delle poche autorizzazioni di questo tipo in Italia, ha continuato a crescere, reinvestendo l’80% degli utili in innovazione, tecnologia e infrastrutture produttive per oltre dieci anni. Il fatturato è oggi diviso quasi equamente tra mercato italiano e mercato estero, con presenza in 36 paesi attraverso il marchio Siroil. L’azienda opera in settori diversi, come lubrificanti, filtri, materassi e prodotti per la casa, tutti convergenti sul canale della grande distribuzione non food. Una diversificazione che segue una logica precisa: tutti i settori convergono sul canale della grande distribuzione non food, dove lo stesso buyer può gestire lubrificanti, filtri, prodotti per la casa e per la cura della persona.
Le prospettive del mercato dei lubrificanti nei prossimi anni sono segnate da due grandi variabili: la transizione energetica e la frammentazione delle catene di approvvigionamento globali. L’elettrificazione del parco auto ridurrà la domanda di oli motore per autotrazione, ma aprirà nuovi mercati per lubrificanti specializzati destinati ai sistemi di trasmissione dei veicoli elettrici, ai fluidi per il raffreddamento delle batterie e agli oli per trasformatori elettrici, un segmento nel quale Siral è già presente. L’Italia ha già il sistema per farlo, ma la capacità di trasformare questa eccellenza in un vantaggio competitivo reale rimane un’incognita.



