La competizione per i sussidi nell’Unione europea mette in difficoltà i paesi piccoli, che non possono replicare la capacità di spesa, la domanda interna e la rete di fornitori di nazioni più grandi. Secondo Jovo Rabrenović, ex direttore generale del ministero dell’Economia del Montenegro, la strategia di imitare le grandi economie in materia di politica industriale è spesso costosa e inefficace. I dati del 2024 mostrano che la Germania ha erogato circa un quarto del totale degli aiuti di stato dell’UE, con un volume di spesa che supera di gran lunga i paesi come Malta, Cipro o Lettonia.
La gara per i sussidi non è equa
La gara per i sussidi non è equa, soprattutto per le economie piccole. Secondo lo State Aid Scoreboard 2025, i paesi dell’Unione europea hanno speso 168,23 miliardi di euro in aiuti di stato, pari allo 0,94 per cento del Pil dell’UE. La Germania ne ha erogati 41,37 miliardi, un quarto del totale. Per i paesi piccoli, la capacità di offrire sussidi elevati rispetto alle proprie risorse può portare a costi non solo economici, ma anche sociali e strutturali. Le infrastrutture costruite per un’impresa, le esenzioni fiscali e le garanzie pubbliche possono ridurre la capacità di investimento in settori strategici.
Il rischio per le economie aperte è stato evidenziato da un lavoro del Fondo monetario internazionale del dicembre 2024, che mostra come le politiche industriali unilaterali possano produrre pochi vincitori e molti perdenti all’interno dell’Europa. Per i paesi piccoli e molto aperti al commercio, gli effetti sui prezzi e sui flussi produttivi possono ridurre il benessere nazionale. Il problema non è soltanto fiscale, ma anche legato alla capacità delle amministrazioni di valutare correttamente i progetti e di evitare di finanziare imprese inefficienti o di prolungare il sostegno per motivi politici.
La strategia di imitazione non è sempre vincente
Il Montenegro e gli altri paesi dei Balcani occidentali rendono il dilemma particolarmente visibile. Hanno mercati interni ridotti, risorse pubbliche limitate e un forte bisogno di investimenti. Per questo devono valutare con cautela gli incentivi negoziati con singoli investitori: un grande annuncio non equivale automaticamente a maggiore produttività. La politica industriale più credibile per le piccole economie è soprattutto orizzontale, basata su concorrenza, certezza del diritto e infrastrutture affidabili.
Le regole devono essere più rigorose
Per evitare che la capacità di spesa degli Stati sostituisca la concorrenza, servono regole più rigorose e fondi comuni europei per i settori strategici. Gli incentivi selettivi dovrebbero superare quattro verifiche: un obiettivo misurabile, addizionalità dell’investimento, durata limitata e valutazione indipendente. Se l’impresa mantiene comunque l’investimento, se il sostegno diventa permanente o se i risultati non possono essere confrontati con i costi, l’intervento non ha superato il test. La responsabilità della Commissione europea è fondamentale per garantire un sistema di sussidi equo e trasparente. La politica industriale non si misura dal valore degli incentivi concessi o degli investimenti annunciati, ma dalla produttività, dall’innovazione, dalla concorrenza e dalla capacità delle imprese di competere quando il sostegno pubblico finisce.



