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mercoledì 23 Settembre 2026

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Salute

Prevenzione integrata: cuore, reni e metabolismo come un’unica storia clinica

Nuova visione della prevenzione cardiovascolare: cuore, reni e metabolismo come un’unica storia clinica. Intervista a Carmine Zoccali.

La prevenzione cardiovascolare non deve più essere vista come un insieme di fattori isolati, ma come una storia clinica unica che coinvolge cuore, reni e metabolismo. È questa la visione che emerge da un’intervista al prof. Carmine Zoccali, specialista reggino e associato al Renal Research Institute di New York City, che sottolinea l’importanza di un approccio integrato e personalizzato per ridurre il rischio di malattie croniche. La prevenzione, spesso ridotta a un semplice controllo di valori, deve diventare un processo continuo, che tenga conto del contesto di vita del paziente e non si limiti a singoli indicatori.

Un’unica storia clinica per il cuore, i reni e il metabolismo

Il prof. Zoccali spiega che il modello tradizionale di prevenzione, basato su fattori di rischio come pressione arteriosa, colesterolo e glicemia, non è più sufficiente. “Il paziente non vive per compartimenti stagni”, osserva. La prevenzione deve considerare il cuore, i reni e il metabolismo come elementi interconnessi, che riflettono una vulnerabilità biologica e vascolare comune. “La domanda non dovrebbe essere soltanto: ‘Quale valore è fuori norma?’”, spiega. “Dovrebbe essere: ‘Quale traiettoria di rischio sta prendendo forma in questa persona, e quanto possiamo ancora modificarla?’”.

Un valore di colesterolo Ldl non ha lo stesso significato in un giovane senza altri fattori di rischio e in una persona con diabete, ipertensione, fumo, obesità e albuminuria. La prevenzione non è una fotografia scattata durante una visita, ma un film: richiede osservazione nel tempo, rivalutazione e capacità di modificare il piano di cura quando mutano le condizioni della persona.

La prevenzione non è solo per chi ha già una malattia

La parola “prevenzione” è spesso usata quando una persona ha già una malattia evidente o un rischio molto elevato. Ma, secondo Zoccali, il concetto va ampliato. “Prevenire significa riconoscere una tendenza prima che si trasformi in danno irreversibile”, spiega. “Non vuol dire medicalizzare ogni persona apparentemente sana, ma distinguere tra un’alterazione occasionale e un insieme di segnali che indica un rischio in evoluzione.”. La prevenzione deve partire dalle condizioni concrete del paziente, non da una visione astratta dei dati. La terapia efficace è quella che il paziente può comprendere e mantenere nella sua vita reale. “Durante la visita, bisognerebbe porre domande semplici e non giudicanti”, suggerisce Zoccali. “‘Quale terapia le pesa di più?’”, “‘C’è un farmaco che le dà fastidio?’”, “‘Ci sono giorni in cui non riesce a prenderlo?’”, “‘Cosa renderebbe questo piano più facile da seguire?’”.

Il rene, spesso trascurato nella prevenzione cardiovascolare, ha un ruolo centrale. “Il rene è un organo estremamente vascolarizzato e molto sensibile al danno microvascolare”, spiega Zoccali. “Può essere colpito dall’ipertensione e dal diabete, ma può anche offrire segnali precoci di una sofferenza vascolare più diffusa.”. L’albuminuria, ad esempio, non è soltanto un dato nefrologico, ma può indicare un danno della barriera glomerulare e del microcircolo. “Non è un semplice ‘esame delle urine alterato’”, precisa. “Può rappresentare un segnale clinico importante, soprattutto se coesistono diabete, ipertensione o altri fattori di rischio.”. La creatinina, da sola, è un indicatore imperfetto: dipende dall’età, dal sesso, dalla massa muscolare e da altri fattori. Una valutazione più accurata richiede almeno la stima della filtrazione glomerulare, l’osservazione del suo andamento nel tempo e, quando appropriato, la ricerca dell’albuminuria.

La prevenzione efficace non coincide con la prescrizione. Coincide con un trattamento che viene compreso, accettato e mantenuto nel tempo. La prevenzione deve partire dalle condizioni concrete del paziente, non da una visione astratta dei dati. Un obiettivo piccolo, realistico e mantenibile è spesso più utile di un cambiamento radicale che dura due settimane. Non serve perfezione: serve continuità.

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