Il preside Antonio Altorio, dell’Istituto comprensivo Giovanni Paolo II a Montecchio, racconta una scuola in cui la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. A Montecchio, Tavullia e Monteciccardo, l’istituto ospita alunni di origine magrebina, araba, cinese e coreana, ma nessuno è considerato uno straniero. La coesione tra studenti e famiglie è totale, e la scuola è vista come la prima casa d’accoglienza per chi arriva in Italia. Il preside spiega che la lingua non è l’unica barriera da superare, ma anche la comprensione dei bisogni quotidiani e del contesto sociale.
Corsi di italiano per genitori: un’idea utile ma non prioritaria
Il ministro Valditara ha proposto corsi di lingua italiana obbligatori per i genitori, per contrastare il fenomeno in cui i bambini stranieri imparano l’italiano a scuola e lo disimparano a casa. Altorio, però, sottolinea che non si tratta di tutti i bambini, ma solo di quelli che non parlano l’italiano. “In tutto l’Istituto, non arriviamo a 20 studenti in questa situazione”, spiega. Per questi alunni, l’istituto ha organizzato corsi di italiano tenuti dalle insegnanti, con risultati sorprendenti in quattro mesi. La velocità di apprendimento dei bambini è impressionante, osserva il preside.
La scuola come punto di contatto tra famiglia e comunità
La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma anche un punto di contatto tra famiglia e comunità. “Da sempre e comunque la scuola lavora con la famiglia: non è una chiacchiera, ma un metodo consolidato”, afferma Altorio. L’obiettivo è far sì che i bambini e i genitori imparino l’italiano e instaurino rapporti con la rete sociale di prossimità. La collaborazione tra scuola e famiglia è un pilastro dell’inclusione. Il preside sottolinea che la soglia del 30% di alunni stranieri con difficoltà a parlare e comprendere l’italiano, proposta dal ministro, è una percentuale molto alta. “Da noi mai raggiunta e, sinceramente, difficile da toccare”, dice. Attualmente, su 1.150 alunni, quelli di origine straniera sono 300, ma si tratta di bambini nati in Italia e con buona conoscenza dell’italiano. Per i pochi che non la parlano, l’istituto ha già in atto iniziative mirate, con buoni risultati. “Se il Ministero volesse agevolare questo tipo di iniziative, di certo maggiori risorse non guasterebbero”, conclude Altorio.
La bassa valle del Foglia, con la sua realtà multietnica, è da tempo una delle maggiori realtà di integrazione in provincia. L’Istituto comprensivo Giovanni Paolo II, con plessi a Montecchio, Tavullia e Monteciccardo, rappresenta un modello di scuola inclusiva, dove ogni diversità è unicità e motivo di ricchezza. La coesione tra studenti, famiglie e comunità è un valore fondamentale, e la scuola è vista come un luogo di accoglienza e di crescita per tutti.



