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giovedì 24 Settembre 2026

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Caritas denuncia 337 giorni di violazioni del cessate il fuoco a Gaza e chiede intervento internazionale

Caritas denuncia violazioni del cessate il fuoco a Gaza e chiede intervento internazionale per fermare sofferenze umane.

Caritas Internationalis e Caritas Mona hanno lanciato un appello urgente all’ONU per fermare le sofferenze a Gaza e in tutta la regione, denunciando 337 giorni consecutivi di violazioni del cessate il fuoco. La dichiarazione, diffusa oggi ad Amman, sottolinea la persistente crisi umanitaria e la mancanza di accesso agli aiuti necessari. La situazione, aggravata da un grave deficit di fondi umanitari, ha portato a condizioni di sfollamento per la maggior parte della popolazione palestinese. Solo il 40% circa dei fondi necessari per il 2026 è stato raccolto, mentre una parte significativa della popolazione soffre di grave insicurezza alimentare e manca di alloggi adeguati, acqua e servizi essenziali.

Gravi accuse e violazioni del diritto internazionale

Le due organizzazioni hanno richiamato rapporti delle Nazioni Unite che segnalano gravi violazioni del diritto internazionale e chiedono un cessate il fuoco immediato, un pieno accesso agli aiuti umanitari e una forte iniziativa diplomatica per garantire la protezione dei civili. Secondo un documento pubblicato nel giugno 2026, le autorità e le forze di sicurezza israeliane avrebbero “deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi”, con conseguenze che potrebbero ricondursi a crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità.

Nonostante il cessate il fuoco annunciato il 10 ottobre 2025, le forze israeliane lo hanno violato quotidianamente per 337 giorni consecutivi, fino al 14 settembre 2026. La situazione nella Striscia di Gaza resta “critica”, con la popolazione che vive in condizioni di sfollamento e con un accesso limitato agli aiuti umanitari. Le organizzazioni denunciano inoltre che l’accesso degli operatori umanitari è “fortemente limitato” e che le vittime e i feriti sono registrati quotidianamente dopo il cessate il fuoco.

Violazioni in Cisgiordania e Libano

La dichiarazione ha anche allargato lo sguardo all’intera regione, segnalando un forte incremento di uccisioni, ferimenti e restrizioni alla libertà di movimento in Cisgiordania. L’espansione degli insediamenti israeliani, considerati illegali, continua a mettere a rischio la popolazione palestinese. Inoltre, le comunità civili del Libano sono state bombardate e costrette ad abbandonare le proprie case, con una presenza militare israeliana di fatto nel sud del Paese.

Le organizzazioni hanno anche menzionato le operazioni militari israeliane in Siria, avviate dal dicembre 2024, e hanno sottolineato l’escalation regionale. Per Caritas, esiste un imperativo morale per l’umanità ad agire per difendere la dignità umana e chiedere una pace duratura e giusta. Infine, Caritas ha rivolto un invito a tutte le persone di fede e di coscienza affinché facciano sentire la propria voce presso i governi: “Il silenzio di fronte alla sofferenza umana significa esserne complici”. L’appello richiede un cessate il fuoco immediato, un accesso umanitario sicuro e una forte iniziativa diplomatica per fermare l’escalazione regionale.

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