Il caso Iovino-Fedez, che ha visto l’aggressione al personal trainer Cristiano Iovino nell’aprile 2024, è stato affrontato e gestito dall’organizzazione della curva Sud del Milan, con l’intervento del capo ultras Luca Lucci. La Corte d’Appello di Milano, nel processo per associazione per delinquere nato da un filone della maxi inchiesta “Doppia curva”, ha condannato tre imputati, tra cui Rosiello e Francesco Lucci, per le loro azioni durante l’episodio. La sentenza, emessa il 25 giugno 2026, ha ridotto lievemente le pene rispetto al primo grado, ma non ha concesso attenuanti, mettendo in luce il pericolo rappresentato dall’organizzazione criminale coinvolta.
La gestione interna dell’episodio
L’aggressione al personal trainer Iovino, tifoso della Lazio, rappresentò un problema per l’intera curva Sud del Milan, in quanto il coinvolgimento del rapper Fedez e del suo bodyguard Christian Rosiello attirò l’attenzione mediatica e investigativa sulla curva. Per questo motivo, le conseguenze della vicenda vennero affrontate e gestite secondo le logiche proprie dell’organizzazione del tifo rossonero, con l’intervento del “suo capo riconosciuto” Luca Lucci, all’epoca amico del rapper. Secondo le motivazioni della sentenza, l’episodio è stato visto come un momento “dimostrativo” della posizione apicale di Luca Lucci nella curva Sud e del suo prestigio. I giudici hanno anche sottolineato l’importanza dei messaggi scambiati tra Lucci e Fedez, come “Te fai il bravo che anche oggi ho dovuto sistemartela”, che dimostrano il rapporto di amicizia tra i due. Questi scambi di messaggi sono stati considerati parte del contesto che ha portato all’episodio.
Le relazioni tra i protagonisti
Fedez, si legge, “lo ringraziò e disse di voler andare da lui per portargli un regalo”, ma Lucci ha rifiutato, dicendo “Mica mi devi fare regali, io son tuo amico”. Questi scambi di messaggi sono stati considerati parte del contesto che ha portato all’episodio. La sentenza ha chiarito che Rosiello non agì per conto dell’organizzazione, ma il capo Lucci “dovette intervenire” perché Iovino, aggredito da milanisti, era un tifoso laziale.
Per i magistrati, il primo reato non era configurabile (trattandosi di un “tutti contro uno”), mentre per il secondo il personal trainer non ha mai sporto la necessaria querela. La Corte ha riconosciuto i danni cagionati anche alle parti civili, ossia il Milan e la Lega Serie A, evidenziando la “pericolosità sociale” dei tre condannati. Fedez non è mai stato coinvolto in questo procedimento, e per la vicenda Iovino la sua posizione è stata già archiviata nel 2025 in un fascicolo autonomo aperto per rissa e lesioni. La sentenza ha messo in luce il rischio rappresentato dall’organizzazione criminale, che è stata anche oggetto di indagine della Commissione parlamentare antimafia.



