La protesta contro il caro benzina si è scatenata a Livorno, dove i lavoratori hanno organizzato un’azione simbolica e pacifica davanti all’impianto di Stagno dell’Eni. Sacchi di letame sono stati svuotati davanti ai cancelli della raffineria, mentre i distributori sono stati invasi con bandiere, segno di una mobilitazione che coinvolge il sindacato e le comunità locali. L’azione, promossa dall’Unione sindacale di base (Usb), è avvenuta il 23 settembre e anticipa lo sciopero nazionale previsto a fine mese, in cui i lavoratori portuali si mobilitano contro la guerra e il riarmo.
Costi alle stelle e profitti delle multinazionali
La protesta si concentra sui costi alle stelle per il carburante, con benzina e gasolio che hanno superato i 2 euro al litro. I lavoratori sostengono che i profitti delle grandi multinazionali dell’energia continuano a crescere, mentre il costo della vita aumenta e le famiglie faticano a far fronte alle spese. “A pagare sono ancora una volta lavoratrici e lavoratori”, hanno sottolineato i manifestanti. L’Unione sindacale di base ha anche criticato le scelte del governo, che, secondo loro, assecondano un meccanismo che privilegia i profitti aziendali a scapito dei cittadini.
Sciopero nazionale e mobilitazione contro la guerra
La manifestazione del 23 settembre a Livorno è vista come un preludio dello sciopero nazionale dei lavoratori portuali, previsto a fine mese. I sindacati hanno chiesto di tornare a bloccare il paese, come fatto l’anno scorso a settembre e ottobre. “Auando i lavoratori si mobilitano, possono fermare ciò che sembra inarrestabile”, ha affermato un portavoce. La protesta non si limita al caro benzina, ma si estende anche a critiche sulle politiche di riarmo e sull’escalation militare, con risorse che vengono destinate a questi settori a scapito di salari, pensioni e servizi pubblici.
Usb ha anche rivolto un appello alle altre sigle sindacali, come Cgil, Cisl e Uil, accusandole di non aver tenuto il passo con l’inflazione e con l’aumento del costo della vita. “Gli aumenti contrattuali, frutto della cosiddetta moderazione salariale, non hanno tenuto il passo con l’inflazione”, ha sottolineato il sindacato. La mobilitazione, quindi, non è solo una reazione al caro benzina, ma un segnale di protesta più ampio, che coinvolge l’intera società civile.
La protesta a Livorno ha visto la partecipazione di migliaia di persone, con un clima di tensione ma di pace. I manifestanti hanno chiesto un cambio di rotta, una redistribuzione delle risorse e una maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini. “Non siamo più disposti ad accettare questa situazione”, hanno detto i partecipanti. La mobilitazione, inoltre, è stata accompagnata da un video che mostra l’azione di Usb, con una richiesta di solidarietà e di attenzione alle problematiche economiche e sociali del Paese.



