La frode sul contachilometro in Italia ha raggiunto le auto ibride ed elettriche, segnando un cambiamento significativo nel settore dell’usato. Secondo un’analisi condotta su quasi 8000 automobilisti europei tra il 2024 e il 2026, il fenomeno si è spostato da motorizzazioni tradizionali a quelle più moderne, con conseguenze dirette sul mercato e sui consumatori. Il 2,91 percento delle auto usate controllate in Italia presenta una manipolazione del chilometraggio, una percentuale tra le più basse d’Europa, ma che indica un trend in crescita.
Un mercato dell’usato in espansione
Il mercato italiano dell’usato ha registrato 3,22 milioni di trasferimenti netti nel 2025, con un rapporto usato su nuovo che supera i due a uno. Questo aumento si osserva soprattutto nelle fasce di prezzo più basse, dove la domanda cresce a causa della crescente popolarità delle utilitarie a benzina e, in misura crescente, delle ibride e elettriche. L’ACI ha rilevato che oltre l’85 percento delle transazioni di usato riguarda ancora benzina e diesel, ma la transizione verso motorizzazioni alternative sta modificando gli equilibri del mercato e con esso il profilo delle frodi. La frode sul contachilometro non è più limitata ai veicoli a combustione interna. Le centraline elettroniche delle auto ibride e elettriche sono altrettanto vulnerabili a manipolazioni, con software di modifica accessibili online a costi ridotti. Questo ha reso le nuove tecnologie non immune al fenomeno, anche se i numeri assoluti rimangono ancora bassi rispetto alle motorizzazioni tradizionali.
La manipolazione del chilometraggio può cancellare circa 69800 chilometri, un dato che modifica radicalmente la percezione del valore e della condizione di un veicolo.
Le conseguenze per i consumatori
Un utilitario che dichiara 80 mila chilometri e ne ha in realtà 150 mila è un’auto completamente diversa in termini di manutenzione, affidabilità e vita residua. Un dato ulteriore che emerge dalla stessa ricerca riguarda il legame tra incidenti e schilometratura. Le auto che hanno subito danni hanno una probabilità 3,3 volte maggiore di avere il contachilometri manomesso rispetto a quelle con una storia pulita. Il 6,3 percento delle auto incidentate presentava un chilometraggio alterato contro l’1,9 percento dei veicoli senza sinistri.
Il problema più grande non è la frode in sé, ma cosa succede dopo che viene scoperta. Il 76 percento degli acquirenti europei intervistati non saprebbe a chi rivolgersi per segnalare un’auto con il chilometraggio alterato, e l’87,3 percento non è convinto di poter recuperare il denaro perso. In Italia, la situazione normativa è chiara sulla carta, ma la pratica è diversa. La manipolazione del contachilometro rientra nella frode commerciale e può essere denunciata alle Forze dell’Ordine, ma il termine per agire è tassativamente di 24 mesi dalla consegna del veicolo.
Esistono casi in cui la frode è stata scoperta dopo tre anni durante un tagliando in una rete ufficiale, con 150 mila chilometri cancellati dal contachilometri, ma il tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento per decorrenza dei termini.



