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venerdì 25 Settembre 2026

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Governo impugna legge regionale sul suicidio assistito: «Violazione della Costituzione»

Governo Meloni impugna legge Emilia-Romagna sul suicidio assistito, contesta violazione Costituzione e mancanza di cure palliative.

Il governo Meloni ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito, approvata lo scorso luglio. Secondo Palazzo Chigi, la norma viola l’ordinamento civile e non garantisce in modo concreto l’accesso preventivo alle cure palliative. L’azione è stata deliberata durante il Consiglio dei ministri di oggi, con l’obiettivo di contestare la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e penale, e di sostenere che la legge regionale non assicuri un percorso adeguato di cure palliative per i pazienti terminali.

Violazione della Costituzione e competenza statale

La legge n. 10/2026, approvata a luglio, si porrebbe in netto contrasto con gli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione, sia per quanto riguarda la tutela della salute, sia per la competenza statale sull’ordinamento civile e penale. Secondo fonti di Palazzo Chigi, la norma elude i vincoli posti dalla Corte costituzionale, demandando a linee guida territoriali la definizione di requisiti essenziali che dovrebbero spettare esclusivamente al legislatore nazionale. Il governo sostiene che la legge regionale non rispetti i principi costituzionali e invada una sfera di competenza esclusiva dello Stato.

Il governo ha sottolineato che la legge regionale non garantisce un accesso preventivo alle cure palliative.

Supporto ai malati terminali e cure palliative

Un altro punto centrale dell’impugnazione riguarda il supporto ai malati terminali. Il governo sostiene che la legge non assicuri «in modo adeguato e concreto» che il paziente venga prima inserito in un percorso personalizzato di cure palliative, al fine di evitare la scelta del suicidio assistito. A questo proposito, fonti governative ricordano come l’esecutivo abbia incrementato di 40 milioni di euro il fondo per le cure palliative, portandolo a 140 milioni complessivi, denunciando come molte Regioni siano tuttavia ancora in forte ritardo nell’utilizzo di tali risorse sul proprio territorio.

La decisione del governo Meloni si inserisce in un contesto di dibattito nazionale sul tema del fine vita e delle competenze delle Regioni in materia di salute. L’impugnazione della legge emiliana rappresenta un ulteriore passo per il governo nel tentativo di rafforzare la sua posizione in materia di ordinamento civile e penale, e di garantire un sistema sanitario nazionale più uniforme e coerente con i principi costituzionali. Il governo ha anche sottolineato che la legge regionale non rispetta i principi di tutela della salute e di competenza statale, e che non garantisce un accesso adeguato alle cure palliative. Questo è un tema che ha suscitato dibattito in diversi contesti, come il caso del ristoratore malato di Sla che ha chiesto al governatore Decaro di portarlo in Toscana per accedere al suicidio assistito. Il governo sostiene che la legge regionale non rispetti i principi costituzionali e che non garantisca un accesso preventivo alle cure palliative.

La legge regionale è stata approvata lo scorso luglio e ha suscitato reazioni da parte di diversi esponenti politici e organizzazioni. Il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che violi l’ordinamento civile e non garantisca un accesso preventivo alle cure palliative. Questo è un tema che ha suscitato dibattito in diversi contesti, come il caso del ristoratore malato di Sla che ha chiesto al governatore Decaro di portarlo in Toscana per accedere al suicidio assistito.

Il governo ha anche sottolineato che la legge regionale non rispetta i principi di tutela della salute e di competenza statale, e che non garantisca un accesso adeguato alle cure palliative. Questo è un tema che ha suscitato dibattito in diversi contesti, come il caso del ristoratore malato di Sla che ha chiesto al governatore Decaro di portarlo in Toscana per accedere al suicidio assistito. Il governo sostiene che la legge regionale non rispetti i principi costituzionali e che non garantisca un accesso preventivo alle cure palliative.

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