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giovedì 24 Settembre 2026

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L’Ice e il controllo delle forze: un sistema frammentato

Un caso in Texas mette in luce i limiti del controllo sull’Ice e le vittime dell’immigrazione.

L’agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) che ha sparato a Wilber Garcés Pérez, un venezuelano di 28 anni a Austin, in Texas, non ha indossato la bodycam durante l’intervento. L’incidente, avvenuto il 20 settembre, ha suscitato dibattito su come venga monitorato l’uso della forza da parte degli agenti federali. Secondo la sua avvocata, Kate Lincoln-Goldfinch, il giovane avrebbe cercato di accostare dopo un urto con un veicolo non identificato, ma l’agente lo ha colpito alla schiena. Garcés Pérez è stato trasferito in custodia federale e soffre di paralisi parziale. Il caso si aggiunge a una serie di incidenti mortali legati all’operato dell’Ice negli ultimi mesi.

Un sistema di controllo frammentato

Il controllo sull’operato degli agenti dell’Ice è affidato a diversi organismi, alcuni interni al dipartimento, altri esterni. L’Office of Inspector General del Department of Homeland Security, ad esempio, si definisce indipendente ma dipende dallo stesso ente che supervisiona l’Ice. In alcuni casi, possono intervenire anche l’FBI e le autorità locali. A New York, invece, esiste il Civilian Complaint Review Board (Ccrb), un organismo civile che esamina le denunce contro la polizia locale. Il Ccrb riceve migliaia di segnalazioni annuali, ma non ha competenza sugli agenti federali.

La mancanza del filmato della bodycam ha reso difficile ricostruire l’esatto momento dello sparo. Secondo fonti citate dalla stampa americana, gli agenti stavano controllando le targhe nel nord-ovest di Austin quando avrebbero individuato l’auto di Garcés Pérez e scoperto un ordine di deportazione. L’uomo, però, ha riferito di credere che il veicolo fosse di un automobilista aggressivo. Dopo un secondo impatto, un agente si sarebbe identificato e gli avrebbe chiesto di scendere e mostrare i documenti. Garcés Pérez avrebbe domandato di poter accostare e sarebbe stato colpito quando la macchina era ormai ferma.

Un’immagine di violenza e impunità

Negli ultimi mesi, l’Ice ha registrato diversi episodi di violenza e abusi. A luglio, tre uomini sono morti durante operazioni legate all’immigrazione. Il 7 luglio, a Houston, un agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, un messicano di 52 anni. Il 13 luglio, nel Maine, è morto Johan Sebastián Durán Guerrero, un colombiano di 26 anni. Il giorno successivo, in Florida, un messicano di 28 anni è morto investito da un camion mentre fuggiva dagli agenti. Le famiglie e i testimoni hanno contestato le ricostruzioni ufficiali, sostenendo che le versioni dei casi siano state manipolate.

Il sistema di controllo sull’Ice appare frammentato e non sempre chiaro. Mentre a New York esiste un organismo civile esterno, a Washington il controllo è affidato a enti interni, con il rischio di una mancanza di trasparenza e di accountability. Il Ccrb non può intervenire sugli agenti federali. «La nostra competenza si limita alla polizia della città. Non possiamo indagare sull’Ice né sulle altre forze che dipendono dal Department of Homeland Security», precisa l’investigatore del Ccrb.

  • Wilber Garcés Pérez, venezuelano di 28 anni, è stato colpito da un agente dell’Ice a Austin.
  • La bodycam non è stata attiva durante l’intervento, complicando l’indagine.
  • Il Ccrb non ha competenza sugli agenti federali, a differenza della polizia locale.
  • Il caso si aggiunge a una serie di incidenti mortali legati all’operato dell’Ice.

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