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venerdì 25 Settembre 2026

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Economia

Nucleare in Italia: Ricotti, prezzi stabili e lavoro in vista nel 2035

L’Italia potrebbe ridurre la volatilità dei prezzi dell’elettricità con il nucleare, con un primo reattore nel 2035 e 117mila nuovi posti di lavoro.

L’Italia, ancora fortemente legata a petrolio e gas, paga prezzi dell’elettricità elevati, mentre il governo punta sul ritorno al nucleare come parte della strategia per ridurre la vulnerabilità energetica del Paese. Secondo Marco Enrico Ricotti, ingegnere e professore ordinario di Impianti Nucleari al Politecnico di Milano, il nucleare potrebbe stabilizzare i prezzi dell’elettricità e generare nuovi posti di lavoro. Il primo reattore potrebbe entrare in funzione nel 2035, ma per realizzarlo è necessario fare i compiti a casa e farli bene e in fretta.

Prezzi stabili e dipendenza dalle fonti fossili

La dipendenza dell’Europa dalle fonti fossili torna a mostrare il suo peso sui costi dell’energia e sulla competitività dell’industria. L’Italia, con un consumo energetico ancora per il 70% basato su petrolio e gas, paga prezzi dell’elettricità troppo elevati. Ricotti sottolinea che confrontando l’Italia con la Francia e la Spagna, si evidenzia una differenza significativa: la Francia, con oltre il 70% di nucleare, ha costi molto inferiori, mentre la Spagna, con un 20% di nucleare, ha una strategia diversa ma comunque più stabile. Il nucleare non risolverebbe magicamente tutti i problemi, ma certo contribuirebbe a ridurre la volatilità di questi prezzi.

Impatto economico e lavoro

Confindustria stima 117mila nuovi posti di lavoro e oltre 50 miliardi di impatto economico annuo dal nucleare. Ricotti ritiene che siano numeri al 2050, in linea con altre valutazioni fatte in altri paesi europei. «In Francia stimano 60mila posti di lavoro in meno di dieci anni. L’Europa avrà bisogno di 500mila nuovi assunti», spiega. L’Italia, con una filiera industriale nucleare al 90% europea, ha le competenze per cogliere questa opportunità, ma serve un impegno su lungo periodo per formare le risorse umane necessarie. Il nucleare è un settore che genera un impatto economico considerevole, con un’industria in grado di produrre elettricità programmabile, a prezzi stabili e prevedibili. Ricotti sottolinea che il costo dell’elettricità è ancora troppo alto per l’Italia, e il nucleare potrebbe contribuire a ridurre questa dipendenza. Il nucleare è industria al 90% europea: dalla progettazione alla costruzione e gestione dei reattori.

Per comprendere i possibili effetti immediati, basta guardare alla Finlandia: la settana dopo l’ingresso in funzione della centrale EPR di Olkiluoto, il prezzo dell’elettricità sul mercato finlandese è calato del 75%, nel primo anno ha avuto una riduzione del 40%. «I costi di investimento sono dell’ordine di alcuni miliardi per reattore, con taglie da 300-400 MWe l’uno», spiega Ricotti. L’Italia, con una filiera industriale nucleare al 90% europea, ha le basi per sviluppare una nuova filiera, ma serve un impegno su lungo periodo per realizzarlo.

Il ritorno del nucleare in Italia viene ipotizzato intorno al 2035. Ricotti ritiene che questa tempistica sia realistica, ma serve un impegno su lungo periodo per realizzarlo. «La data del 2035 è realistica per avere il primo modulo: ma dobbiamo fare i compiti a casa e farli bene e in fretta», conclude. L’Italia, con una posizione strategica e una filiera industriale solida, ha le possibilità per ridurre la volatilità dei prezzi dell’elettricità e generare nuovi posti di lavoro.

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