Un progetto innovativo, nato da un’idea semplice ma potente, sta cercando di dare una seconda vita ai rifiuti tessili, trasformandoli in spugne anti-inquinamento e in elettrodi per batterie organiche. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale dell’industria della moda, che ogni anno genera migliaia di tonnellate di scarti, spesso finiti in discarica o direttamente in mare. Il progetto, presentato alla Fiera del Levante di Bari, si chiama Psycho e nasce dall’incontro tra Ascla, Radice Cubica, Nanotec del Cnr di Lecce e due imprese di Martina Franca, Icoman 2000 e Spafil. L’idea, spiega Paolo Vitali, Amministratore unico di Radice Cubica, è di creare un qualcosa legato all’economia circolare, dando una seconda vita a scarti che derivano da un’industria importante nella Regione Puglia.
Materiali innovativi da scarti tessili
Il progetto si basa su una tecnologia che trasforma i tessuti, naturali, sintetici o misti, in superfici “funzionalizzate” con composti nanostrutturati. Questi materiali, spiega Vitali, assorbono selettivamente oli e idrocarburi, diventando quasi delle spugne in grado di ripulire l’acqua. «I tessuti vengono trattati con queste sostanze per diventare assorbenti», spiega, «e a quel punto possono essere spremuti come delle vere e proprie spugne e riutilizzati». La sperimentazione, che durerà 24 mesi, è in fase di classificazione dei tessuti, con pretest di laboratorio già ottenuti con ottimi risultati. L’obiettivo è produrre «le migliori spugne funzionalizzate che riusciremo a produrre», pronte per essere testate in scenari di sversamento di idrocarburi in mare.
Un terzo filone, biotecnologico, userà funghi per degradare coloranti azoici e microplastiche. «Dietro la scelta c’è un ragionamento economico oltre che ambientale», spiega Vitali. Lo scarto dell’industria tessile oggi rappresenta un rifiuto, con costi di smaltimento che pesano sulle imprese e che spesso aggravano l’inquinamento di suoli e acque. Trasformare un rifiuto in un’opportunità ambientale rappresenta un valore aggiunto. Il partenariato con Ascla e Nanotec, spiega Vitali, nasce da attività pregresse di ricerca su materiali innovativi condotte insieme negli anni.
Un progetto radicato nella Puglia inquinata
Il lavoro è nato all’interno dell’avviso “Reti per Taranto” della Regione Puglia, una provincia segnata dall’inquinamento industriale. «È proprio nella provincia tarantina che ha senso ripartire dagli scarti del tessile», conclude Vitali. Per lui, non basta trattare la decontaminazione come una sperimentazione isolata: serve un impegno strutturale, che duri oltre i 24 mesi del progetto pilota. Dobbiamo muoverci tutti insieme, imprese, istituzioni, mondo accademico, per un futuro in cui salute dell’uomo e dell’ambiente siano pensate «come un unico concetto».
Il progetto, partito da pochi mesi, punta a produrre materiali in grado di assorbire grandi quantità di inquinanti in tempi rapidi. «Chiedo che le problematiche ambientali abbiano un’attenzione maggiore e che le attività che sperimentano forme di decontaminazione vengano supportate dalla politica», conclude Vitali. L’obiettivo è creare un modello sostenibile, in cui i rifiuti diventano risorse, e l’economia circolare si concretizza in soluzioni concrete per l’ambiente.
Con pirolisi e macinazione, gli scarti diventeranno anche polveri di carbonio conduttivo, per rimuovere metalli pesanti dall’acqua e costruire elettrodi per batterie organiche. Il progetto, che ha visto la collaborazione tra diverse aziende e istituti di ricerca, rappresenta un passo avanti verso un’industria più sostenibile e responsabile. L’idea non è solo innovativa, ma anche necessaria, per affrontare un problema che ha radici profonde e impatti significativi.



