Donald Trump ha concentrato il potere in modo senza precedenti, riducendo il ruolo del Consiglio di sicurezza nazionale a un organismo di supporto, spesso sottoposto a decisioni dirette dalla Casa Bianca. La struttura, tradizionalmente il cuore del coordinamento tra le agenzie americane, si è ridimensionata nel tempo, con conseguenze significative per la governance nazionale. Marco Rubio, ora formalmente nominato consigliere per la sicurezza nazionale, incarna questa evoluzione: è contemporaneamente segretario di Stato e responsabile del coordinamento tra le agenzie, un ruolo senza precedenti dagli anni di Henry Kissinger.
Un sistema in crisi di coordinamento
La riduzione del Consiglio di sicurezza nazionale, avvenuta nel 2025, ha portato a una riduzione del personale di oltre la metà. Questo ha reso il meccanismo tradizionale di confronto tra dipartimento di Stato, Pentagono, intelligence e altre agenzie meno efficace. Il risultato è un sistema in cui le decisioni vengono spesso prese direttamente dal presidente, senza un adeguato confronto tra i diversi settori. La conseguenza è un rischio crescente che chi riesce a parlare direttamente con Trump possa influenzare le scelte politiche.
La debolezza del Consiglio di sicurezza nazionale diventa particolarmente significativa proprio perché Trump non è un presidente che ama procedure rigide e catene decisionali lineari.
Eventi come la revisione dell’accordo Aukus tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti, senza adeguata preparazione da parte delle altre agenzie, e la sospensione delle forniture di armi all’Ucraina da parte del segretario alla Difesa Pete Hegseth, senza coordinamento con la Casa Bianca, hanno dimostrato le conseguenze di questa mancanza di struttura. Anche le negoziazioni sul Venezuela hanno visto differenze tra le posizioni di Marco Rubio e di Richard Grenell, l’inviato speciale. Il problema non è solo la riduzione del Consiglio, ma anche il fatto che il suo processo interagenzia non funziona più come prima. Le riunioni sono state ridotte, i funzionari non hanno chiaro il loro ruolo, e i diversi centri di potere possono approfittare dei vuoti lasciati dal sistema. A Washington, le conversazioni con esperti e funzionari indicano che il Consiglio può coordinare solo fino a un certo punto, se il presidente non è disposto a essere coordinato.
Un tentativo di ripristino del coordinamento
Rubio, con la sua nomina, rappresenta un tentativo di ricostruire almeno in parte il coordinamento tra le agenzie. Negli ultimi mesi, ha rafforzato la sua influenza sul Consiglio, portando nel sistema alcuni collaboratori di fiducia. Tuttavia, la contraddizione rimane: è contemporaneamente un attore chiave della politica estera e l’uomo incaricato di coordinare gli altri protagonisti. Il vero test non sarà il nuovo titolo di Rubio, ma se il Consiglio di sicurezza nazionale tornerà a essere quel luogo nel quale i diversi pezzi della macchina americana sono costretti a parlarsi prima che sia il presidente a decidere.
La stessa amministrazione ha rivendicato il ridimensionamento del Consiglio di sicurezza nazionale come un modo per eliminare burocrazia e accelerare le decisioni. Rubio aveva detto nel 2025 che il Consiglio sarebbe stato meglio posizionato per coordinarsi con le agenzie. Ma le analisi successive hanno mostrato quanto sia difficile separare la velocità dalla capacità di coordinamento. La nomina di Rubio può quindi rappresentare un tentativo di ricostruire almeno in parte quel coordinamento.
Il rischio, però, è che il sistema non riesca a garantire una visione completa delle minacce e delle conseguenze delle decisioni. Con l’era delle minacce ibride, la sicurezza nazionale non si divide più facilmente per competenze. Un attacco informatico può avere conseguenze economiche e militari, una campagna di disinformazione può essere collegata a un’operazione di intelligence, una crisi energetica può diventare uno strumento di pressione geopolitica. Le varie agenzie possono avere pezzi diversi della stessa storia. E se quei pezzi non vengono messi insieme, il rischio non è soltanto che due uffici facciano la stessa cosa: è che nessuno abbia una visione completa della minaccia e delle conseguenze di una decisione.



