Un’arte che si indossa
A Palazzo Reale a Milano, una mostra dedicata a Salvador Dalí e alla moda apre al pubblico il 24 settembre 2026. L’esposizione, intitolata *Dalí e la moda*, presenta oltre 200 opere tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, filmati, gioielli e oggetti, ricostruendo un rapporto tra l’artista spagnolo e il mondo della moda che fu tutt’altro che marginale. L’obiettivo è indagare l’abito non come semplice accessorio, ma come forma del subconscio, un luogo in cui si proiettano desideri, identità e immaginari. L’abito, per lui, era un dispositivo capace di intervenire sulla percezione, un modo per trasformare il corpo in una superficie simbolica su cui proiettare ciò che si desiderava essere o persino ciò che non si sapeva ancora di voler diventare.
Un’interazione reciproca
Il rapporto tra Dalí e la moda fu reciproco: se la moda offriva a lui un laboratorio per sperimentare oltre i limiti della tela, lui le restituiva una riserva inesauribile di immagini, contribuendo a immaginare l’abito ben oltre l’ornamento. L’abito, per lui, era un dispositivo capace di intervenire sulla percezione, un modo per trasformare il corpo in una superficie simbolica su cui proiettare ciò che si desiderava essere o persino ciò che non si sapeva ancora di voler diventare. L’arte e la moda si scambiano immagini e significati, creando un dialogo che va oltre il semplice confronto tra creatività e design.
La moda non è solo estetica, ma un linguaggio visivo che modella l’identità. Le opere provengono in larga parte dalla Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, affiancate da prestiti del Dalí Museum di St. Petersburg, del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e dagli archivi storici di Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne. Tra le storie esposte, c’è quella dell’aragosta, diventata icona fashion grazie a un’idea di Dalí. L’immagine dell’aragosta posata su un candido vestito da sera, o la scarpa che migra dal piede alla testa trasformandosi in cappello, rappresentano l’incrocio tra arte e moda, dove l’abito e l’opera si fondono in un’unica esperienza visiva.
La moda e l’arte si scambiano immagini e significati, creando un dialogo unico.
La mostra si svolge in concomitanza con la Milano Fashion Week, e la città di Milano, con il suo legame inscindibile tra moda e cultura, diventa il contesto ideale per questa esposizione. Il sindaco Giuseppe Sala ha sottolineato come moda e cultura abbiano costruito un “legame inscindibile” capace di produrre espressioni artistiche originali, dalle avanguardie futuriste in poi. Il direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina, ha poi sottolineato come l’aver compreso molto presto la “forza comunicativa straordinaria” della moda, amplificata dalle riviste, dalle sfilate e dalla cultura dell’immagine, renda Dalí sorprendentemente vicino al presente.
La mostra, aperta sino al 31 gennaio 2027, non solo celebra il lavoro di Dalí, ma anche l’impatto che la moda ha avuto sul suo pensiero. Prima che l’identità diventasse un flusso quotidiano di immagini da costruire, pubblicare e modificare, Salvador Dalí aveva già intuito quanto il confine tra opera e rappresentazione di sé potesse essere labile e quanto un’immagine, per esistere davvero, avesse bisogno anche di circolare. L’abito, per lui, non era solo un accessorio, ma un mezzo per esprimere l’inconscio, un modo per trasformare il corpo in una superficie simbolica.



