Da Roma, dal 25 al 27 settembre, prende forma la prima edizione di Everyday, il festival di fotografia sociale e fotogiornalismo contemporaneo, organizzato da Scomodo, la redazione indipendente di under 35. L’evento si svolge presso il Monk, un luogo che diventa spazio di incontro, dibattito e scambio tra pubblico, artisti, fotogiornalisti e attivisti. L’obiettivo del festival è trasformare la narrazione visiva in un dispositivo concreto per costruire comunità e interrogare il presente, muovendosi tra dimensione intima e storia collettiva.
la fotografia come strumento di dialogo
Everyday si propone come un momento in cui la fotografia non è solo un mezzo di racconto, ma uno strumento per costruire spazi di discussione reale. La direttrice editoriale di Scomodo, Cecilia Pellizzari, spiega che l’idea è quella di «fare in modo che il giornalismo trovi nuovi linguaggi visivi per parlare di istanze che come generazione e come comunità pretendiamo e vogliamo costruire insieme». L’evento mette in dialogo autori under 35 con professionisti del fotogiornalismo internazionale, affrontando temi come i femminismi, le trasformazioni del mondo del lavoro, le emergenze ambientali e i flussi migratori.
La fotografia diventa così non solo un racconto quotidiano del mondo, ma uno spazio condiviso di scambio umano e crescita professionale in grado di costruire uno spazio di discussione reale. Il festival si basa sulla connessione intergenerazionale e sulla contaminazione tra linguaggi differenti, con l’obiettivo di creare un momento in cui le immagini non solo raccontano, ma anche coinvolgono e uniscono.
immagini che parlano di presente e futuro
Il percorso espositivo presenta progetti ad alto impatto sociale e civile, tra cui «I Stay I Resist», che documenta quattordici storie di resistenza quotidiana durante la guerra a Beirut, e «Donne e crisi climatica», incentrato sul ruolo centrale delle donne nell’affrontare le emergenze ambientali. Tra le installazioni, «Gea 2076 — Ricordi dal futuro», curata da Greenpeace, intreccia immagini di oggi con visioni di domani. Non solo mostre: il festival include talk, dibattiti, workshop e proiezioni, con ospiti d’eccezione del panorama culturale, artistico e giornalistico contemporaneo, come l’attivista palestinese Maya Issa e Saverio Tommasi in dialogo con Etero Basiche. La musica e le performance dal vivo diventano parte integrante dell’esperienza, trasformando il giardino del Monk in un punto di incontro costante. L’obiettivo è rendere Everyday non soltanto uno spazio di dibattito teorico, ma anche un’occasione diffusa di festa, socialità e scambio informale.
Partners del festival sono CGIL Nidil, Greenpeace, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Charlemagne, WeWorld, Emergency, Sky Arte, Edicom Lab e Nonsonocosa. Tra i partecipanti, autori e fotografi come Cristina Vatielli, Giulio Piscitelli e l’installazione «Gea 2076». Il festival si svolge dal 25 al 27 settembre al Monk di Roma, con l’obiettivo di rendere la fotografia un mezzo privilegiato per interrogare il presente. Everyday rappresenta un’occasione per riflettere su come la fotografia possa diventare un mezzo privilegiato per interrogare il presente, in un’epoca segnata dall’iper-produzione di immagini quotidiane. L’evento non solo celebra la fotografia sociale, ma la trasforma in un dispositivo concreto per costruire comunità e dibattiti, in un momento in cui il dialogo e la condivisione sono più che mai necessari.
La fotografia non è solo un racconto, ma uno strumento per costruire spazi di discussione reale, in un contesto in cui le immagini diventano un mezzo per interrogare il presente e costruire comunità intorno a obiettivi comuni. Con l’obiettivo di rendere Everyday non soltanto uno spazio di dibattito teorico, ma anche un’occasione diffusa di festa, socialità e scambio informale, il festival si propone come un momento in cui la fotografia sociale e il fotogiornalismo contemporaneo si incontrano per costruire un dialogo tra passato, presente e futuro. Il festival si svolge dal 25 al 27 settembre al Monk di Roma, con l’obiettivo di trasformare la narrazione visiva in un dispositivo concreto per costruire comunità e interrogare il presente, muovendosi tra dimensione intima e storia collettiva.



