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venerdì 25 Settembre 2026

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Economia

L’assistenza agli anziani in Italia si riduce: solo 8 badanti ogni 100 anziani soli

In Italia si riduce il numero di badanti disponibili: solo 8 ogni 100 anziani soli.

Il numero di badanti disponibili in Italia si riduce costantemente, con solo 8 ogni 100 anziani soli. Un dato che evidenzia una situazione di crescente tensione nel settore del lavoro domestico, dove si registrano perdite significative di personale qualificato. Secondo i dati del rapporto Family (Net) Work, curato dal Censis e promosso da Assindatcolf, la disponibilità di assistenza agli anziani si colloca a un livello di 8,5 badanti ogni 100 persone con più di 60 anni che vivono da sole. Questo quadro si accompagna a un calo strutturale dell’occupazione regolare nel settore, con un decremento di circa 173mila addetti negli ultimi quattro anni.

La flessione del lavoro domestico e il mutamento nella composizione della manodopera

La flessione nel lavoro domestico si accompagna a un mutamento nella composizione della manodopera. Le assistenti familiari (badanti) rappresentano ormai il 51,3% del totale dei lavoratori domestici, superando per il secondo anno consecutivo le collaboratrici familiari (colf). Questo spostamento riflette una crescente domanda di assistenza a lungo termine, in contrasto con la riduzione delle figure dedicate al servizio di baby sitter o colf, che si occupano di attività più brevi e specifiche.

Le famiglie si trovano in difficoltà a reperire assistenza in tempi rapidi

La difficoltà nel reperire assistenza si manifesta prevalentemente nelle situazioni di emergenza imprevista, come dimissioni ospedaliere o improvvisi peggioramenti delle condizioni di salute. «Quando una famiglia cerca una badante, nella maggior parte dei casi non ha settimane a disposizione: il bisogno nasce dopo un ricovero o una caduta e bisogna trovare qualcuno in tempi rapidi», osserva Valerio Carboni, fondatore della startup WeCare. Per rispondere a questa esigenza, sono nate piattaforme digitali orientate all’Incontro Domanda-Offerta (IDO), come Lebadanti.it, che ha registrato oltre 6.000 iscritti, con un equilibrio tra 3.000 profili di lavoratrici e 3.500 annunci di famiglie. Queste piattaforme hanno permesso di superare le limitazioni geografiche delle agenzie fisiche, raggiungendo ambiti territoriali o piccoli comuni solitamente scoperti. Il loro successo riflette una crescente necessità di accesso immediato e diretto al servizio di assistenza, in un contesto in cui i canali tradizionali si dimostrano troppo rigidi e lenti.

Le cause del calo dei lavoratori domestici

Il calo dei lavoratori domestici registrati all’INPS è il risultato di una combinazione di fattori economici, normativi e demografici. Un primo fattore è l’erosione del potere d’acquisto familiare, dovuta all’inflazione e alla crescita del costo della vita. Per molte famiglie sostenere il costo integrale di un contratto regolare (paga base, contributi INPS, TFR, ferie, tredicesima) è diventato insostenibile. Poi c’è il peso di un costo per un inquadramento h24, che in assenza di detrazioni fiscali o contributi pubblici adeguati, ha spinto molte famiglie a ridurre le ore dichiarate o a ricorrere al lavoro sommerso.

Un altro fattore è il rientro dalla pandemia, che ha visto un picco artificioso di regolarizzazioni tra il 2020 e il 2021, sia per consentire gli spostamenti durante i lockdown, sia per effetto della sanatoria dell’articolo 103 del D.L. 34/2020. Esauriti gli effetti di quella finestra straordinaria, si è assistito a un graduale ritorno verso il lavoro nero o non dichiarato.

  • Calo di 173mila lavoratori domestici regolari negli ultimi quattro anni
  • Le badanti rappresentano il 51,3% del totale dei lavoratori domestici
  • Le piattaforme digitali come Lebadanti.it hanno registrato oltre 6.000 iscritti

La situazione si pone come un problema di fondo per il sistema di welfare informale, su cui tradizionalmente poggiano i nuclei familiari quando un parente perde improvvisamente la propria autosufficienza. La fragilità di questo sistema si fa sentire soprattutto in momenti di emergenza, quando la domanda di assistenza supera la capacità di reperimento del personale qualificato. La questione ha suscitato critiche e preoccupazioni, con l’Istat e i sindacati che hanno espresso preoccupazione per la riduzione del numero di badanti disponibili.

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