Un rallentamento dell’edilizia dopo l’effetto Superbonus
Nel primo trimestre del 2026, gli investimenti nelle abitazioni sono scesi rispetto ai tre mesi precedenti, in controtendenza rispetto alla crescita degli investimenti complessivi. Il dato, reso noto dal centro studi di Unimpresa, segnala una decelerazione dell’attività, ma non una brusca inversione. La frenata, in parte, è attribuibile alla progressiva riduzione degli incentivi fiscali per la riqualificazione degli immobili. Anche se i livelli restano vicini a quelli dell’anno precedente, le imprese stanno riducendo il ritmo delle nuove iniziative rispetto alla fine del 2025. La spinta del Superbonus si sta esaurendo e a risentirne è il mercato dell’edilizia immobiliare.
Un mercato immobiliare in crescita, ma con dinamiche diverse
Sebbene gli investimenti residenziali si siano ridotti, i prezzi delle case continuano a salire. Nel secondo trimestre del 2026, i valori immobiliari sono aumentati del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le abitazioni nuove hanno registrato un incremento del 5% su base annua, quelle esistenti del 3,7%. La dinamica delle compravendite, però, risulta molto più debole: nel secondo trimestre gli scambi residenziali sono cresciuti appena dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, in netto calo rispetto al 4,4% registrato nel primo trimestre. Il rallentamento degli investimenti residenziali riguarda anche altre grandi economie dell’area euro, ma in Italia la flessione risulta particolarmente marcata.
Nel primo trimestre del 2026 sono state autorizzate 12.555 nuove abitazioni nei fabbricati residenziali. Rispetto al trimestre precedente il numero è diminuito del 9,2%. La superficie utile abitabile prevista nei nuovi fabbricati ammonta a circa 1,12 milioni di metri quadrati, con una contrazione del 5,5% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025. Il confronto con il primo trimestre dell’anno precedente attenua la flessione. Le abitazioni autorizzate risultano infatti quasi stabili, con una variazione del -0,5%, mentre la superficie utile abitabile cresce del 4,4%. Anche questo indicatore suggerisce una decelerazione dell’attività più che una brusca inversione.
Un settore in transizione, ma non in crisi
La riduzione degli incentivi fiscali modifica le condizioni con cui famiglie e imprese valutano gli interventi sulla casa. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, la detrazione ordinaria per le ristrutturazioni è pari al 36%, con aliquota del 50% per gli interventi effettuati dal proprietario o titolare di un diritto reale sull’abitazione principale. Per il Superbonus, l’aliquota riferita alle spese 2025 è scesa al 65%, con una distanza significativa rispetto alla stagione degli incentivi straordinari. Non servono nuovi superbonus, ma una politica strutturale e prevedibile per la casa.
Secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, gli incentivi dovrebbero essere selettivi e sostenibili nel tempo, con una programmazione capace di accompagnare la riqualificazione del patrimonio immobiliare senza riprodurre una nuova stagione di misure eccezionali. La questione riguarda una filiera ampia, composta in larga parte da piccole e medie imprese. La riduzione degli incentivi può incidere sui programmi di ristrutturazione delle famiglie, sui nuovi lavori e sulla domanda di servizi collegati all’edilizia. I dati disponibili mostrano per ora un settore ancora distante da una crisi generalizzata. Gli investimenti residenziali restano sopra i livelli di un anno fa, la produzione dei primi sette mesi è in crescita e i prezzi delle abitazioni continuano a salire. Il rallentamento, però, è visibile in più indicatori: gli investimenti trimestrali diminuiscono, le nuove autorizzazioni arretrano e le compravendite hanno quasi smesso di crescere. Insomma, il mercato resta su livelli elevati, ma senza la spinta dei bonus sarà più difficile mantenere lo stesso ritmo di investimenti.



