Rocío Muñoz Morales, attrice spagnola protagonista del film Quasi vera di Fausto Brizzi, ha espresso preoccupazioni legate all’impatto dell’intelligenza artificiale (AI) sulla vita delle sue figlie, di dieci e sette anni. «L’AI mi fa paura, da madre sono preoccupata», ha detto, sottolineando come le bambine vengano «bombardate da immagini che non esistono, ma che per loro sono profondamente attraenti». L’attrice, che interpreta Giulia, moglie di Diego, un aspirante attore che si rivolge all’AI per monetizzare la sua carriera, ha rivelato come il mondo digitale stia modificando radicalmente le relazioni e le aspettative delle giovani generazioni.
Un confine sempre più labile tra verità e fake
«Una società in cui è sempre più labile il confine tra verità e fake», ha sottolineato Rocío, riferendosi al contesto del film, che esplora le conseguenze dell’uso dell’AI nella vita quotidiana. Nel film, Diego, interpretato da Frank Matano, crea un avatar virtuale, Vera, che diventa un influencer di successo, attirando migliaia di follower. «Il successo dell’avatar porterà Diego a costruire una rete di bugie dentro cui finirà anche Giulia», ha spiegato, mettendo in luce come l’AI possa influenzare non solo le relazioni personali, ma anche la percezione di sé e del mondo.
La paura non è solo un’emozione, ma un invito a riflettere. Rocío ha rivelato come le sue figlie siano «catturate e bombardate da immagini che non esistono, ma che per loro sono profondamente attraenti». Queste immagini, che rappresentano una bellezza artificiale, possono influenzare le scelte e le aspettative delle bambine, spingendole a desiderare qualcosa che non esiste. «Ormai le bambole rischiano di diventare qualcosa di obsoleto», ha aggiunto, evidenziando come il mondo digitale stia trasformando anche i giochi e i simboli di identità.
Il dialogo come strumento di difesa
Per contrastare l’impatto dell’AI, Rocío ha sottolineato l’importanza del dialogo aperto con i propri figli. «Ho un solo strumento: il dialogo. Con le mie figlie parliamo di tutto, senza tabù», ha affermato, rivelando un approccio educativo che si distingue da quello dei suoi genitori. «Sono una mamma un po’ rara da questo punto di vista», ha aggiunto, ricordando come i suoi genitori, soprattutto il padre, fossero più conservatori, con un atteggiamento che non permetteva di parlare di certi temi. «Mia madre, invece, con gli anni ha capito che doveva evolversi e aprirsi al mondo», ha concluso, evidenziando una trasformazione generazionale.
Non tutti vedono l’AI come una minaccia. Sebbene l’attrice esprima preoccupazioni, non è l’unica voce in campo. Fausto Brizzi, regista del film, ha una visione diversa dell’AI. «Non mi fa paura per niente. La sto osservando e sto cercando di studiarla. Nel mio lavoro è ormai inevitabile», ha detto, sottolineando come l’AI possa rappresentare un’opportunità per i registi, permettendo di superare barriere economiche e di esprimere la fantasia in modo più libero. «E forse è qualcosa che aspettavo da tempo», ha aggiunto, mettendo in luce una prospettiva più ottimistica rispetto a quella di Rocío.
La discussione sull’AI e il suo impatto sulla società, in particolare sui giovani, rimane un tema dibattuto. Mentre alcune voci si preoccupano per il rischio di una società basata su immagini false, altre vedono nell’AI un’opportunità per innovare e trasformare il mondo del cinema e della comunicazione. Per Rocío Muñoz Morales, però, la paura non è solo un’emozione, ma un invito a riflettere e a educare i figli in un mondo in cui la realtà e l’immaginario si fondono sempre di più.



