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venerdì 25 Settembre 2026

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Cronaca

La matrioska della violenza di Stato: una storia di morti e resistenza

Un libro svela una matrioska di decessi durante interventi delle forze dell’ordine in Italia, tra passato e presente.

Una matrioska di morti e resistenza

La morte di Igor Squeo, avvenuta il 12 giugno 2022 durante un intervento di polizia a Milano, è solo una tessera del puzzle di un’illimitata matrioska di decessi che si sono verificati negli ultimi anni durante operazioni delle forze dell’ordine in Italia. Il libro *L’ordine – Sorvegliare, punire, odiare* di Luigi Mastrodonato, scritto a partire da questa storia, si muove tra non-fiction novel e ricostruzione storica, navigando tra i decessi di Stato degli ultimi anni per individuare cause strutturali che portano a riflettere sul passato. La domanda che rimbomba nella testa di Franca Pisano, madre di Igor, – «Si poteva evitare che succedesse?» – è stata la bussola per la realizzazione del libro.

Un sistema che non si è mai trasformato

Dalla fine degli anni Novanta, l’ONU e altre realtà internazionali hanno chiesto alle istituzioni italiane di dotarsi di un database dei decessi durante interventi delle forze dell’ordine, ma questa richiesta non si è mai concretizzata. Dall’anno 2000 a oggi, sono stati registrati circa ottanta decessi, solo la punta dell’iceberg: molte storie restano infatti sepolte, non sempre per mancanza di interesse, ma per mancanza di famiglie disposte a fare rumore. La mappa *Malapolizia*, lanciata nel 2025, raccoglie queste storie, ma il sistema non si è mai trasformato. Anche se nel 1981 è arrivata una riforma di polizia, il risultato non ha soddisfatto le aspettazioni, mantenendo pressoché intatto un sistema evidentemente malato.

La riforma del 1981 non ha cambiato nulla. Anche se è stata introdotta per dare vita a un corpo civile democratico e al servizio dei cittadini, il sistema si è mantenuto immutato. I “poliziotti democratici” hanno subito trasferimenti forzati, perizie psichiatriche, isolamenti e altre misure punitive, ma alla fine, nel 1981, la riforma di polizia è arrivata. Ma ha deluso le aspettazioni, mantenendo pressoché intatto un sistema evidentemente malato.

La violenza di Stato non è un evento isolato. La morte di Igor Squeo non è un caso isolato, ma parte di una matrioska di decessi che si estende nel tempo. Dalla “macelleria messicana” del 2001, alla cultura dei depistaggi, alla nuova militarizzazione latente, la violenza di Stato ha trovato spazio in un sistema che non ha mai smesso di essere violento. La strage silente, che va da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi, da Riccardo Magherini a Igor Squeo, continua a segnare il nuovo secolo.

La resistenza di Franca Pisano e di altre famiglie è un segno di speranza. Lasciati soli dalla politica, possono fare affidamento unicamente sulle proprie forze e sulle poche realtà della società civile che hanno preso a cuore il tema silente degli abusi di stato. La loro caparbietà è l’unico antidoto a quel presente fatto di decreti sicurezza, scudi penali e messa in discussione del reato di tortura con cui, secondo l’ex poliziotto Orlando Botti, «si intende assicurare l’ordine travalicando ogni tipo di buon senso».

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