La senatrice del Partito Democratico Elly Schlein ha definito il decreto scuola approvato dal governo italiano una «vergogna», accusandolo di essere un’operazione di propaganda volta a «cacciare alle streghe sulla pelle dei bambini». La leader dem ha sottolineato come il provvedimento, che introduce misure per limitare l’islamizzazione della scuola, non risolva i problemi concreti del sistema educativo, ma abbia come obiettivo principale il sostegno alla campagna elettorale di Giorgia Meloni. «La risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri», ha detto Schlein, sottolineando come il provvedimento non rispetti la Costituzione e la laicità della scuola.
Un decreto inapplicabile e propagandistico
Secondo Schlein, il decreto scuola è «un concentrato di razzismo e ignoranza», frutto della propaganda di Meloni e del generale Vannacci, ex responsabile scuola della Lega. «Non aiuta la laicità della società, ma favorisce al massimo la dispersione scolastica», ha aggiunto il leader di +Europa Riccardo Magi, che ha definito il provvedimento «disgustoso». Anche il M5s ha criticato il decreto, definendolo «un spot ideologico indegno, inapplicabile e calato dall’alto». È chiaro che non hanno idea di come funzione una scuola vera.
Opposizioni in Parlamento e accuse di propaganda elettorale
Le opposizioni, tra cui il Pd, il M5s e Sinistra italiana, hanno condannato il decreto scuola come un’operazione di propaganda volta a «ridisegnare una scuola che integra senza rinunciare alle regole», ma che in realtà non risolve i problemi reali. «La scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione», ha ribadito Schlein, che ha denunciato come il governo abbia «inventato una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli». Il generale Vannacci, ex responsabile scuola della Lega, è stato messo al centro delle critiche, con accuse di aver spinto Meloni a approvare un decreto «scritto con l’occhio a Vannacci». Il governo è troppo preso a rincorrere Vannacci con un decreto propaganda.
Per il Partito Democratico, il decreto scuola non è solo un atto di propaganda, ma un’operazione di «maquillage» che non risponde alle esigenze reali della scuola pubblica. «Li aspettiamo al varco in Parlamento», ha concluso Rossano Sasso, responsabile scuola di Futuro Nazionale, che ha definito il provvedimento «una finta destra» e ha chiesto una legge seria. La situazione, quindi, appare in bilico tra una campagna elettorale in atto e una scuola che non riceve investimenti né risposte concrete ai suoi problemi.
La critica si fa più forte anche da parte di Sinistra italiana e Europa Verde, che hanno accusato Meloni di usare i bambini come bersaglio per una propaganda elettorale. «È iniziata la propaganda elettorale di Giorgia Meloni fatta sulla pelle dei bambini», ha detto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, mentre Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ha sottolineato come i «veri problemi della scuola pubblica italiana rimangono totalmente irrisolti». La situazione, quindi, appare in bilico tra una campagna elettorale in atto e una scuola che non riceve investimenti né risposte concrete ai suoi problemi.
La senatrice Cecilia D’Elia ha definito il provvedimento «di poca sostanza» e «scritto con l’occhio a Vannacci», mentre Raffaella Paita e Daniela Ruffino hanno condiviso la critica. «Il governo scarica l’ennesimo pasticcio propagandistico sulle spalle dei Presidi e dei Comuni», ha sottolineato un portavoce del M5s, che ha accusato il governo di non dare risposte concrete ai problemi della scuola.



