Nella Settimana internazionale delle persone sorde, che si svolge dal 21 al 27 settembre 2026, l’attenzione si concentra su una realtà spesso invisibile ma in crescita: la sordità non riguarda solo la capacità di sentire, ma implica una serie di sfide legate alla lingua, all’identità, alla cultura e alla partecipazione sociale. A 75 anni dalla fondazione della World federation of the deaf a Roma, il riconoscimento giuridico della Lingua dei Segni (Lis) in Italia, con la legge n. 69 del 2021, si scontra con una realtà in cui solo il 17% delle scuole ha segnalazioni visive, un dato che mette in luce le barriere concrete che ostacolano l’inclusione.
La sordità non è solo una condizione fisica
La sordità, come spiega Nunzia Orefice, interprete Lis, non è solo una questione di udito, ma implica una profonda interazione con la cultura, l’identità e la partecipazione sociale. “Sono cresciuta in una famiglia di sordi”, racconta Orefice, sottolineando come la sua vita sia stata segnata da una comprensione profonda della lingua dei segni e delle sue sfumature. La sordità, in questo contesto, non è un limite, ma una diversità che richiede rispetto e accesso a servizi adeguati.
Le barriere comunicative sono un ostacolo quotidiano. Orefice spiega che, pur essendo riconosciuta, la Lis non è insegnata obbligatoriamente nelle scuole, e negli uffici pubblici non esistono persone che conoscono i segni. “Non esiste uno sportello che conosce la lingua dei segni”, osserva, sottolineando come la mancanza di formazione e di servizi accessibili ostacoli la partecipazione effettiva delle persone sorde.
Un’esperienza culturale e emotiva
Un esempio concreto di accessibilità e inclusione è stato il concerto del 24 settembre alla Camera dei deputati, dove il cantautore Fiorindo Tittaferrante ha proposto un evento accompagnato dalla traduzione in Lis delle interpreti Nunzia Orefice e Annarita Giancristofaro. Per Orefice, l’esperienza è stata “veramente meravigliosa”, soprattutto per il contenuto delle canzoni, dedicate a temi come la violenza sulle donne e il terremoto dell’Aquila. “La cultura può arrivare anche alla persona sorda quando ha gli strumenti adeguati per poter recepire anche le emozioni”, spiega, sottolineando come la traduzione non sia solo un’attività linguistica, ma una performance che trasmette emozioni.
La traduzione non è solo un’attività linguistica. Orefice spiega che una canzone non può essere resa semplicemente traducendo parola per parola, ma deve essere trasferita come una performance che trasmette l’emozione. Questo aspetto è particolarmente complesso e richiede una formazione specifica e una sensibilità verso le esigenze delle persone sorde. La Settimana internazionale delle persone sorde invita a spostare lo sguardo dalla sola condizione uditiva alla questione dei diritti e della partecipazione. La Wfd ricorda che l’accessibilità per le persone sorde passa necessariamente dalle lingue dei segni nazionali e dalla possibilità di utilizzarle nei servizi pubblici, nell’istruzione, nell’informazione e nella vita culturale. Nel 2026, a 75 anni dalla sua fondazione a Roma, il messaggio è particolarmente netto: i diritti delle persone sorde sono diritti umani e il riconoscimento formale deve tradursi in accessibilità concreta.



